Giorgia Meloni alla sfida finale. La "sorpresa" di Pasqua è l'inizio della battaglia per il 2027
Pasqua, «Pesach», passaggio. Nella tradizione ebraica, è il passaggio del Mar Rosso verso la terra promessa, dalla schiavitù alla libertà. Nella tradizione cristiana, è la Resurrezione di Cristo, transito dalla morte alla vita eterna, nonché promessa di salvezza anche per noi esseri umani. E invece, più laicamente e prosaicamente, che Pasqua è, che «passaggio» sarà per il governo? Come Il Tempo racconta da ben prima del referendum, quindi in epoca non sospetta, è in corso avanzato un processo di accerchiamento. «Giorgia contro la palude», titolammo.
Qui le parole non le usiamo a caso: da settimane parliamo di un "grumo di poteri" (alte e altissime burocrazie, deep state romano, grandi editori, forze finanziarie, sponde internazionali agevolmente identificabili in lingua francese e non solo) che puntano a logorare il governo e in prospettiva, post 2027, a un gran ritorno dei tecnici per un’Italia di nuovo commissariata. Un commissario "minor" a Palazzo Chigi nel 2027 e magari uno "maior" al Quirinale nel 2029. Ogni passo falso del governo (purtroppo ce n’è stato più d’uno) è utilizzato a questo scopo. E ben precisi indicatori segnalano i movimenti di rilevanti forze e influenze: la televisione la guardiamo tutti ed è un continuo bombardamento anti-Meloni (anche in qualche luogo teoricamente insospettabile); il Corriere della Sera nemmeno si sforza più di simulare un minimo di equidistanza; il senatore a vita Mario Monti, l’uomo del 2011, spara a palle incatenate negli ultimi giorni della campagna referendaria; e poi, come sempre, c’è la solita eloquente raffichetta di inchiestine o microscandali assortiti.
La guerra e la conseguente crisi energetica (e a seguire la prevedibile salita dei prezzi dei beni di consumo) è la "killer application" che la casualità e il destino hanno regalato al grumo anti-Meloni. Il sogno della galassia anti-Giorgia, a questo punto, è un governo impantanato, a corto di risorse per dare sollievo a famiglie e imprese, e privato della possibilità di una ultima legge di bilancio espansiva. Insomma, tutte le premesse per un avviso di sfratto. Al punto che - ne parlavamo ieri, ma repetita iuvant - ora in più palazzi romani si confida addirittura nella vittoria piena della sinistra alle politiche del ’27. Sono già pronti tre scenari: un tecnico incolore in caso di pareggio, un sindaco dem in caso di vittoria di misura, Giuseppe Conte (che sarà comunque il frontman elettorale) in caso di successo chiaro. Giorgia Meloni è l’unico ostacolo in campo contro questo progetto. E di che armi dispone? Di una sola, potente ed efficace: un po’ meno di mezzo paese (ma comunque più dei suoi concorrenti) che la stima e le vuole bene. E allora? E allora occorrono misure choc che parlino a quell’Italia lì, all’Italia del centrodestra e del ceto medio.
Su quali temi occorre concentrarsi? Su sicurezza e immigrazione, in primo luogo, facendo tesoro del successo in Ue della linea Meloni-Piantedosi: e dunque confidiamo in una raffica di rimpatri da maggio, in aggiunta al crollo degli sbarchi che è già in atto. Vedremo a quel punto come si comporteranno la sinistra e l’ala militante della magistratura. E poi naturalmente occorre puntare sull’economia: nel brevissimo periodo per sterilizzare la crisi energetica, e nel breve-medio per mettere soldi in tasca agli italiani (eventualmente anticipando all’estate la parte fiscale della legge di bilancio).
Come scriviamo da giorni, i burocrati Ue che già straparlano di razionamenti e lockdown striscianti, e si affrettano a escludere deroghe rispetto alle "gabbie" esistenti, vanno isolati (loro) nei palazzi di Bruxelles. Meloni e il cancelliere Merz faranno bene a fregarsene: e non solo del vecchio parametro del 3%, ma di tutta l’impalcatura del disastro chiamato Patto di Stabilità. Ora servono margini per una politica economica espansiva: altrimenti è matematico che i governi saranno infilzati dal malcontento popolare.
Qui a Il Tempo continuiamo a sfornare o a far conoscere proposte per la ripartenza: oggi l’Istituto Friedman ha consegnato al nostro giornale tre idee-choc molto interessanti e positive. Martedì (dopo un giorno di pausa: domani non saremo in edicola) ne riparleremo, e mercoledì pomeriggio svilupperemo il ragionamento anche nella nostra conferenza di Palazzo Wedekind con le nostre firme e il dibattito Filini-Molinari-Mulè. Siamo alla sfida finale. Chi non dovesse capirlo (anche dentro l’esecutivo) sarà, consapevolmente o no, uno strumento del grumo di poteri ostili a Meloni. Dunque, buona Pasqua, e poi inizierà la battaglia conclusiva. Giorgia valuti bene chi c’è, chi non c’è, chi sta dall’altra parte consapevolmente, chi ci sta inconsapevolmente, chi sta di qua ma è intimidito, chi sta di qua ma tende a far danni. Proviamo a dare un dispiacere alla coalizione della palude. Ce la possiamo fare, nonostante tutto.
Dai blog
Sal Da Vinci virale: "Per sempre sì" fa il giro del mondo
Confessioni sulla pista da ballo. Così Madonna reinventa la dance music
Franco Califano, a 13 anni dalla morte spunta la canzone inedita