Congiura primarie, grandi manovre per far fuori Schlein
Contrordine, compagni: le primarie fanno male. Una vera e propria svolta a U per evitare uno scontro frontale: finire nelle fauci di Giuseppe Conte. La retromarcia ha effetti paradossali: prima del referendum tutti gli esponenti dem di prima fascia lodavano il ricorso ai gazebo: «Dateci una matita e cambieremo il mondo». Insomma, abbiamo trovato la soluzione salvifica per trovare il leader che manca. Poi l’Alice di casa al Nazareno ha improvvisamente aperto gli occhi, dismettendo gli atteggiamenti da spaccona: aiuto, qui sto per cadere nel trappolone. Il ritorno alla realtà è stato brutale: Giuseppe Conte ci spappola, cambiamo direzione.
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Una consapevolezza alimentata dai sondaggi: praticamente tutti gli istituti assegnano la vittoria allo sfidante del M5S, non c’è scampo. Lo stratagemma per disarcionarla può anche essere quello usato dall’ex direttore del Corsera, Paolo Mieli, in un editoriale: «Cara Elly, fai come i tuoi predecessori, quando affidarono lo scettro a Romano Prodi». Tradotto: ora fai tu il passo indietro a favore di Conte.
Urge un cambio di marcia, ha ordinato la numero uno con il fiato sul collo. Ovvero: torniamo ai cari e vecchi "caminetti": la fascia da capitano la prenda chi ha un voto in più. Almeno non ci pensiamo più.
«Le primarie rischiano di diventare una conta sui nomi, la cosa che più allontana le persone, oltre che dividerle, come teme Silvia Salis», frena l’ultimo alleato di Elly Schlein Stefano Bonaccini, lesto a raccogliere l’SOS. La prima a smarcarsi, in effetti, era stata la prima cittadina di Genova: “Sono contraria. Creano divisioni durature”. La stella nascente del campo largo ragionava pro domo sua: se me lo vengono a chiedere, potrei essere disponibile, il retropensiero. Il suo diniego, comunque, nel giro di pochi giorni è diventato un po’ come la coperta di Linus, un’iniezione di sicurezza per un gruppo dirigente spaventato.
Una scelta di campo che coinvolge anche l’altra Salis, l’eurodeputata di Avs Ilaria: «Le primarie non sono assolutamente necessarie». La "primula rossa" rende il favore alla segretaria del Pd, che era pronta a candidarla alle Europee: «Tra lei e Conte, scelgo Schlein».
Spaventato dalla forza che può avere lo sfidante pentastellato, lo stesso Nicola Fratoianni batte in ritirata: «Le primarie non sono un’urgenza».
Per accendere la miccia all’avvocato di Volturara Appula è bastato fare un ragionamento terra terra: aperte a tutti e non di apparato. Una contro-lettura da incubo per il Pd: il partito che ha portato le primarie in Italia, condizionandone quasi sempre l’esito. Più ratifica che scelta. Meno una volta: proprio quando nessuno vide arrivare Elly Schlein, l’intrusa dell’epoca, che ora invece deve difendersi.
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Soprattutto da quell’area grigia che corrode il partito: quelli che si sono venduti l’anima (e i voti) al "diavolo" del M5S. Una lunga lista di sospettati, con al centro il "principe" di tutte le congiure, Goffredo Bettini. Pesano convenienze di "cassa": con Giuseppi a Palazzo Chigi si moltiplicherebbero i ministeri per il Pd. Un sogno con vista sul Quirinale. Una sirena troppo allettante per una pletora di aspiranti: dall’obliquo Dario Franceschini al Roberto Speranza per arrivare ad Andrea Orlando.
Se i fedelissimi della segretaria hanno cambiato radicalmente idea, è molto difficile che lo faccia via di Campo Marzio. Il M5S si è reso conto di avere la carta vincente in mano: basta aprire il "recinto" dei militanti e spingere sulla popolarità dell’ex presidente del Consiglio.
Intanto Conte si diverte a irritare la contendente: «Sono mesi che tutti parlano di primarie, ben prima del sottoscritto». Poi altre rasoiate: «Il risultato referendario ci dice che il leader va scelto nella maniera più democratica possibile». Altro che caminetto: «Sarebbe un metodo vecchiotto e verticistico». Le "sliding doors" del Nazareno: come passare dall’incoronazione alla decapitazione. L’auto da fé di Elly Schlein.
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