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Giustizia, vince il No e le toghe cantano "Bella ciao". Meloni: andiamo avanti
Vice il 'No' sfiorando il 56% dei voti, mentre il 'Sì' si ferma a poco più del 46%. Le urne consegnano un risultato inequivocabile: la riforma costituzionale della giustizia sulla separazione delle carriere viene bocciata dagli elettori italiani, che si recano in maggioranza ai seggi con un'affluenza del 58,9%. Un risultato che è evidente già dalle prime rilevazioni statistiche e che si va allargando consolidandosi già a metà pomeriggio. E che naturalmente viene accolto con sentimenti contrari nei comitati schierati sui fronti opposti.
Applausi, cori e bandiere: a Milano come a Napoli, le toghe festeggiano. Nella sala dell'Anm del capoluogo lombardo risuonano gli applausi davanti ai primi exit poll che danno il 'No' in netto vantaggio, tra abbracci, sorrisi e qualche lacrima: "Aspettiamo lo spoglio definitivo", invita alla cautela qualcuno, ma l'atmosfera è già quella di una vittoria. Scene simili anche a Napoli, dove tra brindisi e slogan contro il governo risuona la canzone simbolo della resistenza 'Bella ciao'.
Poco prima delle 15, però, una notizia scuote il mondo della magistratura: il presidente dell'Anm, Cesare Parodi, comunica ai colleghi le sue dimissioni irrevocabili. Una decisione maturata, per gravi motivi familiari legati alla salute di un congiunto. Parodi, procuratore aggiunto a Torino, sceglie di rendere nota la sua scelta a ridosso della chiusura delle urne, per evitare qualsiasi collegamento con l'esito del referendum. "Oggi ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l'indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte", afferma Enrico Grosso, presidente del Comitato Giusto Dire No. "Siamo molto soddisfatti del risultato e che il nostro messaggio sia stato capito. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità". Anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, finito nelle polemiche della campagna elettorale, esulta per il risultato: "La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali".
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Dal fronte opposto, il Comitato Camere Penali per il Sì invita a non archiviare il dibattito. "L'attenzione e la partecipazione confermano la centralità del tema giustizia", si legge in una nota. "Sono emerse criticità profonde del sistema, dalle ingiuste detenzioni all'equilibrio complessivo. Ora serve una riflessione seria per tradurre quanto emerso in un percorso riformatore concreto". Più duro Francesco Petrelli: "Da Mani Pulite in poi la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. In questa campagna referendaria abbiamo assistito a una esondazione rispetto al suo compito ordinario. La magistratura ha tracimato rispetto alla sua vocazione di imparzialità istituzionale".
Per quanto riguarda l'analisi del voto, il No vince in tutte le regioni salvo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda il voto attribuito agli elettori dei singoli partiti, Youtrend rileva che "la tenuta fra i partiti del No è stata più alta di quella fra i partiti del Sì: secondo il nostro instant poll solo il 5% degli elettori di PD, AVS e M5S ha votato Sì, mentre ha votato No l'11% degli elettori di centrodestra e dei partiti centristi per il Sì".
A risultato chiaro Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si ritrovano insieme, sul palco di piazza Barberini. Dal lungo corteo che muove verso piazza del Popolo, convocato dal segretario Cgil Maurizio Landini per "la grande festa del No", arrivano i cori: "Siamo tutti antifascisti", "Giorgia Meloni vattene", "Meloni stiamo arrivando". All'arrivo si balla sulle note di 'Bella ciao' e sotto le luci colorate di alcuni fuochi d'artificio esplosi per l'occasione. I leader si abbracciano e sorridono. 15 milioni di No hanno respinto la riforma della giustizia firmata da Carlo Nordio e rappresentano un 'tesoretto' prezioso da "non lasciar andar via" in vista delle Politiche. Ma COnte già apre la gioestra delle primarie nella maxi-coalizione.
Con i seggi chiusi da un'ora e 45 minuti, Giorgia Meloni appare in un video sui social per garantire agli italiani che "andrà avanti" nell'azione di governo con "responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l'Italia". Certo, riconosce la presidente del Consiglio, "resta chiaramente il rammarico" per "l'occasione persa per modernizzare il Paese". "La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale", sottolinea nel filmato, con sfondo su una siepe. Chi ha avuto modo di sentire la premier la descrive dispiaciuta. A parte le Regionali in Sardegna del febbraio 2024, si tratta della prima vera sconfitta elettorale della coalizione di centrodestra da quando è al governo. Meloni "sperava in un risultato diverso", ammette, in chiaro, il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Il quale, rispondendo a chi gli chiede se ritiene vi sia stato un impatto dell'inchiesta giornalistica sui legami in affari di Andrea Delmastro con la famiglia Caroccia, taglia corto: "Faremo le nostre valutazioni, mi sembra complesso dire sia colpa di questa vicenda".