Guerra Iran, Tajani asfalta Conte in Commissione: "Io mai in ginocchio da Trump. Ti chiamava Giuseppi..."
Scintille tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla crisi internazionale innescata dopo l’attacco all’Iran. “Onorevole Conte, a me Trump non mi ha mai chiamato Tony o Anthony, a lei invece la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di particolare amicizia ce lo aveva lei - la stoccata del vicepremier -. Io non mi vergogno di niente”. E ancora: “Me lo venga a dire di cosa mi devo vergognare. Il cappellino? Era un regalo. Io non sono mai andato né in ginocchio dalla Merkel come ha fatto lei, né da Trump”. Immediata la replica di Conte: “Non è mai una questione personale, ministro Tajani. - ha precisato - Quindi, quando lei si offende e dice che Trump non l’ha mai chiamata Tony, il problema è politico. Il problema è che non vi chiama proprio, se non per firmare accordi insostenibili”. I toni sono diventati accessi al punto che la presidente della commissione Stefania Craxi ha deciso di sospendere la seduta per qualche minuto.
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Le parole di Conte
Durante il suo intervento, dopo le comunicazioni di Tajani e Guido Crosetto, Conte ha attaccato duramente l’esecutivo e chiesto di chiarire “qual è l’atteggiamento” dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti. “Vogliamo un attimo venir fuori e chiarire le nostre linee di indirizzo di politica estera, condannando questi attacchi che sconvolgono l'ordine internazionale? - ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle - Vengono attaccati il Venezuela, l'Iran dove ci sono le riserve maggiori energetiche del mondo di petrolio o di petrolio, gas in Iran, ma ci sono tantissime altre autocrazie, il 72% della popolazione mondiale vive in autocrazie e regimi illiberali con cui noi facciamo affari e addirittura dopo un genocidio continuiamo noi dell'Unione europea e Italia ad avere rapporti privilegiati con Israele". In particolare, Conte ha contestato il fatto che l’Italia non abbia condannato con nettezza gli attacchi unilaterali e le violazioni del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele, denunciando una presunta subalternità politica a Washington. Poi ha rilanciato una serie di critiche più generali, come l’aumento delle spese militari “fino al 5% del Pil” e la gestione dell’emergenza internazionale: “Andiamo al Board of Peace e ci rigiriamo i cappellini Maga? Qual è il vantaggio di tutto questo per l'Italia?”. Infine la frecciata alla Presidente del Consiglio: “Ci sarà un vantaggio perché per Meloni l'abbiamo capito: ha rimediato prefazioni per il suo libro dal figlio di Trump, ha rimediato una prefazione anche a ultimo dal vicepresidente Vance”.
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