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Referendum, Nordio: "Con la riforma anche i magistrati "senza corrente" potranno ambire ai ruoli apicali"

Foto: Ansa 

Angela Bruni
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La riforma della giustizia servirà anche a far funzionare meglio le Procure ei Tribunali, depotenziando le correnti. Lo ha spiegato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a Bologna per un evento a sostegno del sì organizzato da Fratelli d'Italia. "Se ne va un procuratore capo della Repubblica, un presidente del Tribunale, un presidente di Corte d'Appello, cioè un magistrato che svolge funzioni apicali, sapete quanto tempo ci vuole prima che quel ruolo venga ricoperto? Da un minimo di otto mesi a un massimo di due anni, qualche volta anche di più. Se una struttura così importante rimane senza capo per un anno o addirittura di più, quella sede vacante per un anno e oltre compromette l'efficienza della giustizia", ​​ha sottolineato Nordio. "Nel Consiglio superiore della magistratura, quando si affidano questi alti incarichi, si aspetta sempre che vi siano varie caselle disponibili per mettere a capo di ciascuno il rappresentante di una determinata corrente", ha prosegue il ministro. "Lo dico chiaro e tondo: non è che possono essere messe delle persone inadeguate o incapaci, semplicemente se tu non sei iscritto a una corrente e non hai un determinato riferimento correntizio, puoi star sicuro che in quei posti importanti non andrai mai", ha attaccato il Guardasigilli. "Quindi la riforma tende anche a liberare le energie di tutti magistrati bravi, preparati e operosi che non essendo iscritti alla corrente fino adesso non hanno nessuna possibilità di assumere incarichi apicali".

"Molto spesso proprio perché questi incarichi non vengono assegnati secondo criteri giuridicamente corretti, ma essenzialmente correntizi, vi sono dei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che annullano queste nomine. E tutto ricomincia da capo", ha denunciato il ministro. "Il Consiglio di Stato è giudice amministrativo supremo che dà dei giudizi sulle decisioni del Consiglio superiore della magistratura di estrema severità. Può accadere che le decisioni di questo consenso così importante vengono annullate, vengono bastonate, vengono critiche con parole che adesso non posso ripetere perché altrimenti ci sarebbe un'altra polemica". "Non è un politico, non è un ministro, non è un, diciamo così, un giornalista che esprime questi giudizi severissimi, è il massimo organo della giurisdizione amministrativa. Se una Procura della Repubblica, un Tribunale, una Corte d'appello, una Procura regionale generale restano scoperte anche la giustizia ne risente", ha concluso il ministro.

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