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Matteo Piantedosi: "Al voto senza tensioni, non è un'ordalia. Se vince il Sì i giudici resteranno indipendenti"

Foto:  Ansa

Daniele Capezzone
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È la prima volta che il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi parla di referendum. Lo fa con questa intervista a Il Tempo, e si tratta delle parole, equilibrate e distensive, dell'autorità chiamata a garantire la correttezza e la regolarità della consultazione.

Come voterà il Ministro degli Interni?
«La campagna referendaria entra nel vivo. Io voterò sì alla riforma della giustizia perché ritengo il testo corrispondente allo spirito dell’articolo 111 della Costituzione sulla terzietà del giudice. Ma quello che voto io, così come l’intenzione di questa o quell’altra personalità politica, non rappresenta il punto fondamentale. Gli Italiani infatti sono perfettamente in grado di orientarsi autonomamente purché il confronto possa svolgersi senza preconcetti ideologici».

Oggi partecipa con il suo collega Nordio a un evento di Fratelli d'Italia sul legame tra giustizia e sicurezza...
«Io oggi sono nella mia amata Bologna non tanto per dare una indicazione di voto, ma per partecipare democraticamente a una discussione su un tema importante e per invitare a una riflessione sulla necessità di ritrovare una modalità civile di confronto nel merito della riforma evitando esasperazioni. Siamo di fronte a una riforma che è stata legittimamente proposta e che sarà sottoposta al popolo italiano nel rispetto delle regole. Vediamo come va, senza sensazionalismi su quello che accadrà dal giorno dopo».
Esercitiamoci sugli scenari.

Che succede se vince il Sì?
«In caso di vittoria dei Sì, i magistrati avranno le stesse garanzie di autonomia e indipendenza di cui godono oggi. E sarebbe un infondato processo alle intenzioni sostenere il contrario. Sono testimone del fatto che nessuno pensa di spostare il pm sotto l’Esecutivo. Né questa ipotesi è rinvenibile nemmeno lontanamente in nessuna delle parti della riforma. Sostenere il contrario significa sostenere deliberatamente il falso».

Anche a sinistra - e non solo da oggi c'erano e ci sono molti sostegni per il Sì
«Il fatto che autorevoli personalità della sinistra riformista così come molti magistrati siano favorevoli al testo dimostra che siamo di fronte a una modifica della Carta costituzionale del tutto legittima su cui ogni valutazione è lecita, compresa la contrarietà. Ma non è fondato paventare una compromissione delle garanzie democratiche perché in nessun caso ai magistrati viene sottratto alcunché».

E se prevalessero i No?
«Qualora vincessero i no, l’Italia rimarrebbe con un governo pienamente solido e assolutamente legittimato sul piano politico e costituzionale ad andare avanti.
Non mi pare che Landini e la Schlein si siano dimessi dopo la sconfitta referendaria dello scorso giugno su temi importantissimi come la cittadinanza e il lavoro. Peraltro in passato in analoghe occasioni fu contestato a personalità di precedenti governi di aver commesso l’errore di politicizzare un referendum costituzionale. Per questo motivo oggi tutti dovremmo apprezzare l’atteggiamento del Presidente Meloni che chiede di evitare la polarizzazione e di guardare al testo della riforma e non allo scenario politico».

È come se lei dicesse che la vita continua il 24 marzo. Il 23 non c'è la fine del mondo...
«Usciamo dallo schema della contrapposizione frontale come se fossimo alle prese con un referendum sul governo. Torniamo tutti al merito della riforma evitando strumentalizzazioni e forzature. Ascoltiamo il Presidente Mattarella quando ci invita tutti ad abbassare il livello della contrapposizione e tornare al contenuto senza esasperare i toni».

Però il clima è quello che è, tra veleni e toni altissimi
«Ci potrebbe essere qualcuno pronto a cavalcare le tensioni politiche per creare disordini. Le minacce rivolte a Bonelli come quelle alla Meloni o ad altri hanno un comune denominatore: l’inciviltà e la pericolosità di chi le ha espresse, con la connessa necessità di solidarizzare con chi le subisce, al contempo isolando e condannando chiunque ne sia responsabile».

Ma c'è questa contrapposizione con la magistratura?
«Se dovessimo dar retta a certe analisi caricaturali sembrerebbe una ordalia tra eserciti contrapposti. Nulla di più falso. Nel centrodestra peraltro non c’è alcun pregiudizio contro i magistrati. Personalità come Chinnici, Livatino, Falcone e Borsellino sono patrimonio comune della nazione. Così come comune e condiviso è il rispetto per la funzione insostituibile dei magistrati, siano essi requirenti o giudicanti. Né il legittimo dibattito che si può innescare su una sentenza rappresenta in alcun modo una messa in discussione della funzione giudiziaria».

Queste sue parole vogliono creare un clima più disteso, intuisco...
«Preoccupiamoci di affrontare questo referendum con senso della misura e con rispetto degli avversari. Lo svolgimento regolare del voto è garantito dalle norme in vigore e dalla comprovata efficienza del nostro sistema elettorale. Ma oltre alla correttezza formale della consultazione va rimarcata la necessità di creare anche un clima civile e rispettoso, un obiettivo verso il quale tutti dobbiamo lavorare con senso di responsabilità».

Vuole lanciare un appello alla partecipazione al voto?
«Il tema più importante è quello della partecipazione al voto: il referendum del 22 e 23 marzo è una grande occasione di partecipazione democratica che i cittadini devono cogliere appieno senza cedere alla tentazione del disimpegno. Andare a votare è un dovere etico ed è una grande opportunità per fare in modo che all’indomani del voto si possa dire che a decidere sono stati i cittadini».

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