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Migranti, così la Germania finanzia le ong dirette in Italia. E la Libia lancia l'allarme

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Foto: Lapresse

Francesca Musacchio
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Sei milioni di euro concessi nel 2022 e altri otto deliberati dal Bundestag per il quadriennio 2023-2026. Non sono donazioni spontanee, ma fondi pubblici tedeschi destinati al consorzio United4Rescue, rete che sostiene le principali Ong impegnate nel Mediterraneo centrale. Tra queste, Sea Watch. E con Sea Watch torna inevitabilmente il nome di Carola Rackete. Sea Watch non è mai stata solo una nave, ma un soggetto fortemente connotato sul piano ideologico, sostenuto da ambienti della sinistra tedesca e dai Verdi, con sponde solide anche a Strasburgo nei gruppi S&D, The Left e Greens. Una organizzazione che ha fatto della presenza permanente nel Mediterraneo una scelta politica, prima ancora che operativa, con fondi arrivati anche da enti religiosi tedeschi che avrebbe poi girato ad altre Ong, anche italiane. Nel 2021, infatti, Sea Watch ha finanziato Mediterranea Saving Human, che nel Consiglio direttivo ha Luca Casarini, con 140 mila euro per le missioni di salvataggio della nave “Mare Ionio”.

 

 

La Guardia costiera libica ha lamentato reiterate violazioni del diritto internazionale del mare e trasgressioni della sovranità sulle acque territoriali. Le Ong entrano nell’area Sar libica, operano in prossimità delle coste e forzano dinamiche che ricadono poi sui Paesi europei. Per Tripoli, se navi battenti bandiera europea agiscono davanti alle coste libiche con una regia che appare politica oltre che umanitaria, la responsabilità non può essere scaricata esclusivamente sulle autorità locali. Di recente, il paese ha chiesto all’Ue un sistema di monitoraggio indipendente sugli incidenti in mare e pretende che Bruxelles eserciti un controllo effettivo sulle organizzazioni che fanno capo ai propri Stati membri. Ma la Germania, negli ultimi anni, ha giocato una partita ambigua. Nel 2022 il governo federale ha previsto un finanziamento triennale da 6 milioni di euro a favore della coalizione United4Rescue, realtà che raccoglie decine di associazioni, fondazioni e soggetti della società civile tedesca impegnati nel supporto alle missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Nel settembre 2023 il Bundestag ha poi approvato uno stanziamento aggiuntivo di 8 milioni di euro per il periodo 2023-2026, destinato allo stesso circuito. Risorse pubbliche, dunque, inserite in una cornice politica chiara e sostenute dalla precedente maggioranza di governo a guida socialdemocratica. Non solo. In alcuni casi sarebbero state poste condizioni politiche precise: esclusione degli sbarchi in porti nordafricani ritenuti «non sicuri» e preferenza per approdi in Italia o Malta.

 

 

Il caso Rackete del 2019 resta emblematico. Dopo aver forzato il divieto di ingresso a Lampedusa con la Sea Watch 3, dichiarò alla Zdf: «Quello che è interessante nel nostro caso è che, un giorno dopo che avevamo fatto il salvataggio, la città di Rottenburg si era dichiarata pronta ad accogliere i fuggiaschi. La città del Baden-Württemberg era pronta anche a mandare un bus finanziato da donazioni». E aggiunse: «Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer insistette perché i migranti venissero registrati in Italia. Ciò vuol dire che una soluzione ci sarebbe potuta essere dal primo giorno». Quindi, disponibilità all’accoglienza, ma primo approdo e responsabilità amministrativa a Roma.

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