Referendum giustizia, Pd e Anm non vogliono trasparenza sui finanziamenti al comitato per il No
Botta e risposta tra il ministero della Giustizia e l'Associazione nazionale magistrati sugli eventuali finanziamenti al Comitato 'Giusto dire NO' promosso dal sindacato delle toghe in vista del referendum del 22-23 marzo sulla riforma della giustizia. "Sottopongo alle vostre valutazioni l'opportunità di rendere noto alla collettività, nell'ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato 'Giusto dire NO' da parte di privati cittadini", si legge in un documento firmato dalla capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e indirizzato al presidente dell'Anm Cesare Parodi, nel quale si afferma che "è pervenuto al ministero un atto di sindacato ispettivo con il quale il parlamentare interrogante riferisce che il segretario generale dell'Anm avrebbe dichiarato che il 'Comitato Giusto dire NO' promosso dall'Anm ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria. Da ciò l'interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell'Anm".
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Pronta la replica del presidente Parodi: "Devo purtroppo annotare che non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall'Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo. Come socio costituente, però - prosegue il leader dell'Associazione magistrati, nella lettera a Bartolozzi inviata oggi pomeriggio - posso confermarle che al Comitato è possibile fare piccole donazioni, come privati cittadini (l'unica condizione è che non si tratti di persone con incarichi politici, non essendo quello un Comitato di tipo politico, ma di servizio alla cittadinanza sui temi del referendum). Posso confermarglielo come può fare chiunque acceda al sito del Comitato, dove è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto". Se però "necessitasse di informazioni più puntuali, che io non posseggo - conclude Parodi - non posso che rimandarla ai rappresentanti del Comitato. Annoto solo che la sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contraria alla salvaguardia della loro privacy, ma questa rimane una mia valutazione personale che le segnalo per correttezza".
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Il gruppo del Pd al Senato, primi firmatari i componenti della commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli, Anna Rossomando e Walter Verini, ha presentato una interrogazione al ministro della Giustizia sulla lettera inviata all'Anm dalla capo di Gabinetto del ministro riguardante i finanziamenti del Comitato per il No. Nell'interrogazione si legge: Il ministero della Giustizia "ha inviato una lettera al Presidente dell'Anm Cesare Parodi, invitando l'associazione a valutare l'opportunità di rendere noti i finanziatori del Comitato per il No al referendum sulla riforma della giustizia; tale richiesta è stata formulata a seguito di un'interrogazione parlamentare presentata da Enrico Costa, che ha ipotizzato un presunto conflitto tra magistrati iscritti all'Anm e cittadini privati che abbiano effettuato donazioni a sostegno della campagna referendaria per il 'No' arrivando a sostenere un possibile finanziamento indiretto dell'Anm". "Dalle dichiarazioni pubbliche rese dal Presidente dell'Anm risulta in modo chiaro che il soggetto beneficiario delle donazioni non è l'Anm, bensì il Comitato per il No, che costituisce un soggetto giuridicamente autonomo, distinto dall'associazione promotrice", scrivono ancora i dem nell'interrogazione presentata al Senato. "L'Anm è un'associazione privata, finanziata prevalentemente dalle quote dei propri iscritti, e non riceve finanziamenti diretti dallo Stato per la propria attività associativa e sindacale; appare pertanto giuridicamente forzata e politicamente allusiva la ricostruzione secondo cui le donazioni al Comitato possano determinare un legame formale o economico tra donatori e Anm, tale da incidere sull'imparzialità dei magistrati iscritti all'associazione; la richiesta ministeriale di rendere pubblici i nominativi dei donatori del Comitato, oltre a non trovare fondamento in uno specifico obbligo normativo, si pone pericolosamente in contrasto con la tutela della privacy dei cittadini e di configurare una forma di pressione impropria nel pieno di una campagna referendaria; tale iniziativa si colloca in un clima di crescente tensione istituzionale nei confronti della magistratura e rischia di evocare logiche incompatibili con i principi di libertà di associazione, partecipazione politica e autonomia dell'ordine giudiziario sanciti dalla Costituzione". Dunque, i dem chiedono: "Sulla base di quale presupposto giuridico il ministro ritenga di poter sollecitare la pubblicazione dei nominativi di privati cittadini che abbiano effettuato donazioni a un comitato referendario autonomo; se il ministro non ritenga che tale iniziativa possa configurare un'indebita pressione nei confronti di un soggetto associativo privato e dei cittadini che esercitano il proprio diritto di partecipazione politica; quali iniziative intenda assumere per garantire il pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e della libera partecipazione dei cittadini al confronto democratico, evitando ogni forma di interferenza o delegittimazione".
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