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Vannacci, il giurista: "Può usare il simbolo Futuro nazionale. Il vecchio marchio non è stato rinnovato"

Foto: Lapresse

Angela Bruni
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Futuro Nazionale, la nuova formazione politica di Roberto Vannacci dopo il divorzio dalla Lega non è ancora nata ma il parto si preannuncia travagliato. L'utilizzo del simbolo è oggetto di una diatriba, giuridica prima che politica, visto che un marchio con la stessa dicitura è stato già presentato ufficialmente e depositato nel 2010 presso l'Ufficio marchi e brevetti della Camera di Commercio di Teramo (oggi del Gran Sasso d'Italia) da Riccardo Mercante, ex consigliere regionale del Movimento Cinquestelle morto in un incidente stradale il 16 settembre del 2020. Carte alla mano, dunque, solo gli eredi di Mercante, ovvero la moglie e i figli, sarebbero legittimati a usarlo, non necessariamente in una competizione elettorale. Non a caso la moglie, Marina Caproni, ha già fatto sapere che non ha intenzione di cedere il logo ai vannacciani. Il condizionale però è d'obbligo perché se è vero che gli eredi di Mercante accampano pretese su Futuro nazionale in qualità di primi depositari, c'è chi fa notare che l'attuale normativa invece legittimerebbe l'ex generale della Folgore a tenere per sé il nome perché sono trascorsi dieci anni dalla registrazione e il titolo sarebbe scaduto.

"La famiglia dell'ex consigliere regionale Riccardo Mercante - spiega il giurista Gabriele Maestri - ha sicuramente diritto il di non vedere associato a sé o alla memoria del defunto il progetto politico di
Vannacci ma con tutta probabilità non può bloccare l'uso del nome o del simbolo. In effetti sulla banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi risulta la richiesta di marchio verbale nazionale depositata nel 2010 da Mercante, ma occorre ricordare che la validità del titolo di marchio dura 10 anni, appunto. È sempre possibile il rinnovo di un marchio, ma fino a sei mesi dopo la scadenza del titolo".  Trascorso quel termine, avverte Maestri, ''occorre depositare una nuova domanda e, nel frattempo, altre domande per lo stesso segno distintivo o per segni analoghi potrebbero essere state depositate".

Il codice della proprietà industriale, tra l'altro, all'articolo 12, "precisa che il requisito della novità non viene meno se sono trascorsi due o, in casi particolari, tre anni dalla scadenza del marchio precedente uguale o simile". Nella "stessa banca" dati italiana, nonché in quella europea, non risultano né richiesta di rinnovo né domande successive sullo stesso marchio". In generale, ''a risultare problematica'', fa notare Maestri, "è la stessa pratica di depositare come marchi potenziali simboli politici o di partito. Anche in un'epoca in cui il marketing politico domina, i valori, i principi e le regole alla base del diritto dei marchi rimangono diversi da quelli del diritto dei partiti e, in più, possono creare potenziali cortocircuiti anche con le norme che regolano le elezioni e le campagne elettorali".

Quel che conta, dunque, è l'uso elettorale del logo. Ne è convinto anche l'ex parlamentare azzurro Ignazio Abrignani, avvocato difensore di Silvio Berlusconi per il contenzioso civile nel 2009 contro l'imprenditore di Casal di Principe Michelangelo Madonna, che rivendicava la paternità del simbolo del Popolo della libertà (assicurava di averlo inventato per primo due anni prima della cosiddetta svolta del predellino del 18 novembre 2007). ''In materia elettorale - assicura Abrignani - è l'anteriorità che dà il diritto all'utilizzo del simbolo al soggetto che l'ha presentato. È evidente che un soggetto che abbia depositato presso il registro tale simbolo potrebbe reclamare dei diritti di natura civilistica ma, di fatto, bisogna Innanzitutto capire se il deposito è stato rinnovato o meno, perché, in caso negativo, la dicitura sarebbe libera e a disposizione del primo soggetto che la depositerà in una competizione elettorale, come potrebbero essere le prossime suppletive. Allo stato i "vannacciani" sarebbero intenzionati a usare la dicitura "Futuro nazionale" fino a quando non si porrà qualche impedimento tecnico giuridico. Allo stato, non sarebbe ancora stato firmato davanti al notaio l'atto costitutivo della neo formazione.

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