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Superate le 50mila firme. La proposta di legge «Remigrazione e riconquista» approda in Parlamento

Foto:  Ansa 

Filippo Impallomeni
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La tragicomica barricata delle opposizioni nella sala stampa della Camera si trasforma in un piagnisteo collettivo. Quella malsana presunzione per la quale chi non rispetta i paletti imposti dai custodi della falsa democrazia è crollata. E in sole ventiquattro ore la proposta di legge sulla remigrazione ha raggiunto e superato le 50mila firme necessarie per l'approdo in parlamento. Un effetto boomerang che si poteva prevedere e che adesso, piaccia o non piaccia, consentirà a Casapound e alle altre sigle bollate come «fasciste» di tornarci davvero in Parlamento. Non da un ingresso secondario per una banale conferenza, ma dal portone principale. Con buona pace dei deputati Angelo Bonelli e Laura Boldrini: principali animatori della rocambolesca occupazione a suon di «Bella Ciao» e «Fischia il vento». C'è poi un dato: ragazze e ragazzi under 27 sono i principali firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare. Proprio coloro che più di tutti vivono le piazze, senza un soldo in tasca, lontani dai salotti imborghesiti. Dove non c'è un usciere in giacca e cravatta ad aprigli la porta ma la percezione di insicurezza che li assale e si manifesta. 

Eppure la loro voce non dovrebbe essere rappresentata perché a fargli da megafono ci sarebbero «fascisti e nazisti che non sono benvenuti»: parole di Nicola Fratoianni (Avs). Alle quali il presidente del comitato Remigrazione e riconquista e portavoce del CPI Luca Marsella ha replicato: «Abbiamo affrontato faccia a faccia un sistema marcio, arroccato e asserragliato nel palazzo del Parlamento e che ha schierato un apparato mediatico ideologizzato come cane da guardia all'esterno. Difendevano lo status quo, i lori interessi, i loro stipendi, il loro potere, null'altro». E ancora: «L'obiettivo era evidentemente quello di suscitare una reazione scomposta, l'errore di un singolo che avrebbe potuto compromettere tutto. Hanno trovato invece, da questa parte, serenità, fermezza, senso di responsabilità e piena consapevolezza». Parole forti, certo, ma non lontane da quanto effettivamente accaduto. Alle quali si è accodato l'eurodeputato Roberto Vannacci, che ha sottolineato come «a Montecitorio è morta la democrazia, impedendo con la forza a un parlamentare (la sala stampa era stata prenotata dal deputato Furgiuele, ndr) di esprimere le sue opinioni in un evento autorizzato» e ha invitato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a un «deciso intervento» in quanto «garante e custode della nostra Costituzione». Un chiaro riferimento all'articolo 21, che assicura libertà di espressione a tutti i cittadini. 

Così, tra non poche polemiche, la richiesta di «porre un argine all'immigrazione incontrollata, rafforzare il controllo dei flussi, espellere gli irregolari o chi delinque, confiscare i patrimoni di chi specula sul traffico di uomini, tagliare i fondi del business dell'accoglienza per indirizzarli a un grande Fondo per la natalità italiana e fermare il ruolo delle Ong che hanno trasformato il Mediterraneo in un corridoio di traffici e ricatti mentre festeggiano con lo champagne» dovrà quantomeno essere esaminata in Parlamento.

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