Remigrazione, la sinistra spaccia la censura per liberazione: "Fuori i fascisti dalla Camera"
Alla Camera si gioca a fare la liberazione, spacciando la censura per guerra partigiana. "Oggi abbiamo vinto noi": a 'occupazione' conclusa, è Gianni Cuperlo a fare la sintesi di una giornata che riporta tanti deputati "a quando eravamo ragazzini". Proprio come a scuola, tutto è organizzato dal giorno prima: il deputato della Lega Domenico Furgiuele che conferma la conferenza stampa per presentare la proposta di legge sulla 'Remigrazione' (e tra i relatori ci sono il portavoce di CasaPound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti) e le opposizioni che si coordinano per mettere in campo la controffensiva e "impedire che fascisti e razzisti sporchino il Parlamento".
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L'evento è in programma per le 11.30, ma intorno alle 10.45 una quarantina di parlamentari di Pd, M5S e Avs lasciano l'aula e si dirigono verso la sala stampa, occupando tutti i posti a sedere. "Non ci alzeremo da qui - è la promessa - I fascisti non possono entrare nelle istituzioni democratiche perché la nostra Costituzione è antifascista". Diversi deputati occupano il tavolo dei relatori, ma tra loro si inserisce anche lo stesso Furgiuele, che prende posto al centro, accanto al dem Matteo Orfini. "Fatemi fare la conferenza stampa", dice ai colleghi parlamentari, che sventolano una copia della Costituzione e intonano 'Bella ciao'. "Il documento che avete in mano prevede anche la presentazione di proposte di legge popolari, questo vogliamo fare", prova a giocarsela il leghista. "I tuoi relatori si autodefiniscono fascisti", replica il dem Arturo Scotto, che - Costituzione alla mano - aggiunge: "E' vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista'". A Gianni Cuperlo è affidato quello che sembra un 'ripasso' di storia: "Siamo qui in modo assolutamente pacifico ma con una volontà precisa, quella di far rispettare le regole che non sono le regole di una parte, ma della nostra Costituzione", esordisce, ricordando poi le vittime e le responsabilità del regime fascista. "Chi nega quelle responsabilità dentro il Parlamento non ha il diritto di entrare", dice.
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Il botta e risposta va avanti a lungo, tra battute e toni che a tratti si alzano. "Sono cittadini che sono venuti qui a spese loro, voi siete della Ztl", provoca Furgiuele. "Io sto sul Raccordo anulare, mentre quelli di CasaPound stanno a spese nostre da una vita qui a Roma", si affretta a smentire Filippo Sensi, in trasferta dal Senato. "Nella settimana del Giorno della Memoria arrivano gli skinhead: non sono opinioni, sono crimini", chiosa il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi. A "difendere le istituzioni" arrivano anche Matteo Richetti ed Elena Bonetti di Azione. La sala stampa è in evidente overbooking e i parlamentari di opposizione non intendono muoversi. I commessi fanno uscire i giornalisti e poi la presidenza della Camera - per la prima volta nella storia di Montecitorio - decide di "annullare per ordine pubblico" tutte le conferenze stampa previste per la giornata. Le opposizioni esultano, Furgiuele lascia l'aula e accusa: "Sono antidemocratici, il presidente della Camera ha preso provvedimenti per motivi di sicurezza, ma la sicurezza è stata messa in pericolo dalle opposizioni". Di tutt'altro umore i parlamentari delle opposizioni: "I fascisti non entrano", gongolano. Nicola Fratoianni si vuole rovinare: "Offro un caffè a tutti gli antifascisti", scherza.
Fuori dal Palazzo, in piazza Montecitorio, i relatori esclusi non ci stanno: "L'antifascismo è una malattia mentale, è mafia. Hanno impedito a degli italiani di entrare in Parlamento. Questi sono gli antifascisti, dei prepotenti e arroganti", attacca Luca Marsella di CasaPound. Riccardo Magi sfila davanti ai rappresentanti del comitato 'Remigrazione e riconquista' con un cartello che raffigura Giacomo Matteotti e la scritta 'La storia vi guarda'. Matteotti? "Sta bene dove sta", la replica che si sente arrivare. Furgiuele & Co., però, non desistono. Il deputato del Carroccio vicino a Roberto Vannacci invita i promotori dell'iniziativa popolare a entrare dall'ingresso laterale carrabile e prova ad accreditarli. Ogni parlamentare, infatti, da regolamento, può fare entrare 5 persone ogni giorno come ospiti. Saputa la notizia anche i rappresentanti delle opposizioni si trasferiscono, di corsa giù per le scale, allo stesso ingresso, da dentro, per bloccarli. I funzionari della Camera prendono in mano la situazione che resta congelata per alcuni minuti, poi, la presidenza di Montecitorio, comunica la decisione di sospendere "per ordine pubblico" l'ingresso degli ospiti. Bonelli, Fratoianni, Ricciardi, Orfini e Scotto - ancora in prima linea - ringraziano Fontana e tirano un nuovo sospiro di sollievo.
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A protestare, allora, è la Lega. Roberto Vannacci arriva prima di Matteo Salvini: "Oggi a Montecitorio è morta la democrazia - sentenzia sui social - Mi auguro un deciso intervento del Capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione. Esorto a riprogrammare l'incontro anche per dimostrare che nelle nostre istituzioni repubblicane non vince la violenza, la prevaricazione e l'intolleranza". Il deputato Rossano Sasso - vicino al generale - chiede provvedimenti per i parlamentari di opposizione e annuncia la presentazione di una proposta di legge sulla remigrazione. Anche Salvini attacca le opposizioni: "Ritengo che interrompere una discussione, un ragionamento, una conferenza stampa, un incontro pubblico di qualcuno che legalmente ne ha fatto richiesta, non sia democratico, non sia civile, non sia tollerabile". E se Noi moderati difende l'operato del presidente della Camera invitando a non fare "del Parlamento un palcoscenico di provocazioni", FI attacca il centrosinistra reo di aver impedito la libera espressione del pensiero, mentre FdI resta in assoluto silenzio. Furgiuele, intanto, si dice pronto a ricalendarizzare l'iniziativa: "Credo proprio che lo farò - dice allargando le braccia - del resto la Camera il venerdì sarebbe un mortorio senza Furgiuele".
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