Referendum: il Tar boccia il ricorso, ma per l'Anpi è una vittoria. Intanto i sondaggi premiano il fronte del sì
L’Anpi vince sempre. Seppure il Tar del Lazio abbia respinto il ricorso presentato dal comitato del "no" per spostare la data del referendum, per cui la stessa associazione si era battuta e non poco (contribuendo a raccogliere le oltre 550 mila firme), i compagni esultano. Ribaltando la frittata, dicono che grazie al loro tempestivo ed efficace intervento è «stato sventato il tentativo del governo di anticipare il voto ai primi di marzo». Peccato che quanto spiegato in un post, pubblicato su ogni social possibile, non corrisponda alla realtà. Tutti sanno, infatti, che è stata proprio l’attuale maggioranza a proporre questa data, dando così il giusto periodo alle persone di informarsi sui quesiti posti e favorendo la maggiore partecipazione possibile. Anzi, gli stessi che ora esultano per la decisione dei giudici sono gli stessi che, fino a qualche mese fa, contestavano Palazzo Chigi e, in modo particolare, il ministro Nordio per aver scelto il 22 e il 23, giorni per cui adesso si festeggia. Diversi i commenti dello stesso presidente Gianfranco Pagliarulo, in cui si contestava il governo per aver individuato uno spazio che non avrebbe permesso ai contrari alla riforma di far valere le proprie ragioni.
Detto ciò, a queste latitudini, non si accetta mai di aver torto e, dunque, una volta che i magistrati bocciano quanto proposto dalla sinistra, i più furbi progressisti s’inventano la favoletta per cui grazie al loro attivismo, alle sottoscrizioni raccolte nei gazebo, siano stati fermati i cattivissimi del governo che, «preoccupati per i sondaggi» che vedono una rimonta del no, avrebbero voluto portare subito gli italiani alle urne. Addirittura definiscono la loro azione come «una straordinaria prova di consapevolezza e partecipazione».
Peccato che l’ennesima batosta arriva proprio dalle rilevazioni. Secondo un ultimo sondaggio, realizzato dall’Istituto Noto per Porta a Porta, il 59% degli italiani voterebbe "sì" alla conferma della legge sulla separazione delle carriere (così come uscita dal Parlamento), mentre il 41% "no". Il cambiamento voluto da Nordio vince anche per quanto riguarda i due consigli della magistratura. In questo caso, il 53% è favorevole alla riforma, mentre il 24% si oppone. Soltanto il 23% del campione è indeciso. Per quanto concerne l’introduzione dell’Alta Corte Disciplinare, invece, il 55% degli intervistati è favorevole a modificare lo status quo. Il 28% vuole che tutto resti intatto. Lo stesso sorteggio di due terzi del Csm, tanto contestato dai progressisti, viene considerato come un’opportunità dal 55% dai nostri connazionali. Ricerche, pertanto, che confermano come la maggior parte del Paese guarda di buono occhio quanto avanzato dal Guardasigilli. Una riforma, dunque, che non piace solo a destra, come qualcuno ha voluto far credere.
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