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Giustizia, bufera sul segretario dell'Anm: paragona la riforma all'omicidio di Minneapolis

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Pietro De Leo
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Riponete pure la speranza di vedere un dibattito sul referendum dove, da parte della rappresentanza delle toghe, si stia sui contenuti senza strumentalizzazioni. Già, non bastava il tabellone completamente fuori fuoco del comitato «Giusto dire no», emanazione diretta dell’Anm, in cui si sostiene che con la vittoria del Sì al referendum sulla giustizia i giudici saranno aggiogati al governo. Ieri, il segretario della stessa Anm, Rocco Maruotti si è fatto un po’ prendere la mano dalla foga sloganista. E in un post in cui riporta un fotogramma dell’omicidio di Alex Pretti negli Stati Uniti, avvenuto in una colluttazione con agenti dell’Ice, scrive: «anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella "democrazia" al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio». Un’associazione oltre l’inaccettabile per chiunque, figuriamoci per chi, in quanto uomo di legge, dovrebbe avere a cuore che anche il più feroce dei dibattiti politici si svolga sempre con un certo contegno.

 

 

Scoppia inevitabilmente la polemica politica, e interviene anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera nella vergogna. Esso offende non solo il Governo e il Parlamento ma anche chi amministra la giustizia». A cestinarlo, poi, ha pensato lo stesso Maruotti: «il post è stato rimosso dopo pochi minuti-  spiega in un altro testo - perché, per come era scritto, si prestava essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi ha letto un accostamento improprio». In realtà, non occorreva lavorare molto di esegesi per capire il senso del post, ma tant’è. Lo stesso Guardasigilli, infatti, non ha accettato le scuse molto di buon grado: «retromarcia tardiva e grottesca - scrive -. Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni». Parole durissime, quelle del ministro.

 

 

E nel frattempo, le consigliere laiche del Csm elette in quota centrodestra Isabella Bertolini e Claudia Eccher hanno chiesto l’apertura di un una pratica nell’organismo di autogoverno. Intanto, Maruotti ha trascorso un pomeriggio, suo malgrado, da influencer. E sì che di post piuttosto schierati ne è piena la sua bacheca. Appena due giorni fa, sempre a proposito dell'omicidio Alex Pretti, scriveva: «è stato ucciso da chi è pagato per compiere una pulizia etnica». Ora, chiaramente i metodi dell’Ice sono inaccettabili, ma pulizia etnica è ben altra cosa. In un altro post condivide le immagini di Alessandro Barbero e Nicola Gratteri, contestati dal fronte del sì per alcune loro inesattezze nella critica alla riforma: «Si rispolverano metodi antichi attuati con strumenti moderni (vedi la gogna mediatica)». In realtà è solo contraddittorio. E ancora condivisioni dell’endorsement per il No di Fiorella Mannoia e un video della professoressa Donatella Di Cesare che contesta il sorteggio per i magistrati con argomentazioni non molto solide. Poi, in un altro post, avvisa: «Se qualcuno pensa ancora che non siamo già in piena emergenza democratica si faccia una domanda e si dia una risposta». Schierarsi è legittimo, per carità. Ma per certe categorie, i modi non sono un dettaglio.

 

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