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“Gaza come Auschwitz”. ProPal e guru di sinistra infangano la Shoah

Foto: Lapresse

Aldo Rosati
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Lo sfregio va in scena anche durante il Giorno della Memoria, praticamente senza sosta. Come quello che domani organizzeranno nei pressi di Montecitorio, in piazza Capranica, il movimento degli studenti palestinesi insieme ai giovani comunisti di Cambiare Rotta. Lo slogan è già un programma: «Antisionismo non è antisemitismo». Seguito dalla promessa: «Non ci faremo zittire. Non ci faremo intimidire». Nel mirino c’è il testo base che oggi la commissione Affari Costituzionali assumerà come traccia per il disegno di legge sul contrasto dell’antisemitismo. I ProPal hanno le idee chiare: «Parallelamente, da destra alla cosiddetta sinistra, avanza un attacco legislativo senza precedenti». E aggiungono: «È particolarmente grave il ruolo di Graziano Delrio e dei firmatari del suo disegno di legge, che, ritenendo insufficiente il ddl Gasparri 1627, hanno scelto di superarlo a destra». Morale: «Opporsi al progetto sionista, criticare lo stato di Israele non è solo legittimo, ma doveroso». I movimenti proPal annunciano anche per oggi iniziative nelle università, altro che rispetto. L’oltraggio alla memoria si ripete un po’ in tutta Italia.

 

 

A Pistoia, capitale del libro 2026, ad esempio, nella sala soci della Coop, ieri si è affermato un assunto: «Gaza è Auschwitz». In cattedra la presidente di Lettera 22, la giornalista Paola Caridi: «Gaza è unica perché è il primo ge(n)ocidio contemporaneo». Ribatte Carmen Dal Monte, presidente della comunità ebraica progressiva di Bologna: «Genocidio è una categoria giuridica precisa, la cui applicabilità a Gaza è quanto meno discutibile». Gli attivisti si sarebbero mobilitati anche oggi nel Giorno della Memoria preparando un presidio in Largo del Nazareno, davanti alla sede del Pd. Ma la Questura ieri sera lo ha vietato. Avevano un obiettivo, di fatto, condiviso dai fedelissimi di Elly Schlein: fermare il senatore ribelle Graziano Delrio, che ha osato presentare una sua proposta sull’antisemitismo. In linea con quanto deciso dal capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, che ha benedetto un testo generico del senatore Andrea Giorgis: altro che antisemitismo, pensiamo agli odi razziali in generale. L’unica che si risente è la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno: «È solamente una nuova forma di antisemitismo che si maschera dietro l’antisionismo». E prosegue: «Quella di oggi è un’iniziativa ridicola e pericolosa, figlia di un clima avvelenato».

 

 

Pronta a scendere in piazza di nuovo la Cgil, che a Massa, in Toscana, protesta contro i 37 avvisi di garanzia ricevuti dai militanti che bloccarono la città il 3 ottobre scorso, sull’onda della Flotilla. Il segretario locale, Rossano Rossi, aggiusta l’obiettivo: «Siamo in preda a una deriva autoritaria, figlia della destra al governo». A Cesena, intanto, Avs chiederà di discutere la mozione relativa al conferimento della cittadinanza onoraria alla “sacerdotessa” Francesca Albanese, nel consiglio comunale di giovedì. Il partito di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, forte di un assessore in giunta, insiste: «Conferirle la cittadinanza significa affermare che Cesena riconosce il valore di chi agisce con coraggio, indipendenza e rigore per la tutela dei diritti umani e la costruzione di una pace giusta». La relatrice speciale, per tenersi in caldo, ieri ha scritto sui social: «Israele ha sterminato 2.700 famiglie a Gaza. Questa non è guerra. È genocidio». L’unicità della Shoah? Un’invenzione, secondo la sacerdotessa: «I palestinesi vengono presi di mira in quanto tali. La mostruosità del nostro secolo». Poi l’incoraggiamento a proseguire: «Questa è la prima volta nella storia che nasce una coscienza globale e si forma un movimento globale». Un appello condiviso da Tomaso Montanari, che raccomanda: «È il Giorno della Memoria, ricordiamoci anche di Gaza. Non citare le vittime palestinesi oggi significherebbe tradire le vittime di ieri». Sconsolato il commento di Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica di Venezia: «Se la Shoah deve diventare un alibi, si smetta di commemorarla. Non ci si lavi la coscienza andando a lucidare pietre d’inciampo». I tempi della memoria sotto la kefiah.

 

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