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Referendum giustizia, il Pd arruola Albano per dire no alla riforma. E Gratteri denuncia FdI

Foto: Lapresse

Edoardo Sirignano
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Fermi tutti, per il “no” c’è anche Silvia Albano. La presidente di Magistratura Democratica, per i non addetti la corrente più vicina alla sinistra, ci mette la faccia per contestare la riforma voluta dal ministro Nordio. La giudice, nota per aver deciso sui Cpr in Albania e per i suoi post al veleno contro la maggioranza, partecipa come relatrice a un evento organizzato dal Partito Democratico. In un convegno, svoltosi presso la sezione romana di Ponte Milvio, la dottoressa spiega perché votare “sì” costituirebbe un errore. In un intervento ben dettagliato, illustra le ragioni per cui la separazione delle carriere, voluta dall’esecutivo, toglierebbe potere alla categoria di cui fa parte. Il tono non è polemico, ma certamente resta utopia o meglio solo belle parole quell’obiettività che dovrebbe caratterizzare tutti coloro che fanno parte del cosiddetto “terzo potere”. Nessuno vieta loro di dire la propria rispetto alle proposte di cambiamento, ma certamente non è il massimo parteggiare per questa o quella parte, a maggior ragione in una campagna accesa. Magistratura Democratica, poi, ha sempre detto di battersi per lasciare liberi i cittadini a esprimersi secondo coscienza, anche se le apparizioni dicono altro.

 

 

La stessa Albano, il 10 gennaio, era in prima fila, seduta al fianco della segretaria Elly Schlein, al primo evento per il “no” organizzato dalla società civile. Insieme a loro anche Rocco Maruotti, segretario dell’Anm. Non c’è nulla di strano, considerando che il sindacato delle toghe non perde occasione per attaccare l’operato della maggioranza. Vedi le ultime interviste del presidente Cesare Parodi. C’è chi addirittura, pur di schierarsi apertamente per la "causa", denuncia chi lo aveva inserito tra i "favorevoli" ai quesiti proposti dal Guardasigilli.

 

 

Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Napoli, ricorre alle vie legali per un post pubblicato dal soggetto politico guidato da Giorgia Meloni. «Nessun partito – sottolinea – è stato da me autorizzato ad associare il mio nome a questa campagna. Il testo proposto per questo referendum per il sorteggio del Csm, temperato per i politici e secco per i magistrati, è molto lontano da quella che era la mia idea». L’accusa è veicolare informazioni distorte, minando la credibilità del suo pensiero. Ribadisce, infatti, come sia contrario a tutta la modifica proposta da Nordio. Come, d’altronde, solo pensare di associarlo a quei colleghi che vedono le correnti un limite e chiedono solo più "indipendenza".

 

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