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Pd, Schlein punta a “galleggiare”. No al congresso anticipato e focus sulla legge elettorale

Foto: Lapresse

Aldo Rosati
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Un po’ come navigare tra Scilla e Cariddi. È l’ultimo, periglioso tratto di mare che attende la comandante del Nazareno, il “marinaio” che non sa dove andare. Soprattutto ora che le onde si alzano e il gioco si fa duro. L’anno appena iniziato è infatti quello in cui tutti i nodi verranno al pettine. Come i faldoni accumulati sulla scrivania della segretaria: chiarimento interno, conta nel partito, leadership. E magari, dopo l’autunno, il mezzogiorno di fuoco con Giuseppe Conte. Nel tentativo di non finire contro gli scogli, Elly Schlein appare orientata a non giocare la carta del congresso anticipato. Il calendario è inclemente e, comunque, la numero uno dovrebbe dimettersi nel pieno dello scontro politico: troppo rischioso. L’unica via di uscita è ottenere una breve proroga dell’incarico (la segretaria scade a marzo 2027) e convocare una conferenza programmatica per benedire la linea filo-pentastellata sulla politica internazionale. In pratica, ciò che suggerisce Stefano Bonaccini, l’avversario delle primarie diventato oggi fedele alleato.

 

 

L’eurodeputato intanto si prepara a lustrare la propria vetrina organizzando il 31 gennaio a Napoli l’happening della sua corrente. Un messaggio esplicito al partito: il Pd dei territori è tutto con me. I gioielli della casa madre, la dote politica che l’ex governatore ha portato in maggioranza. In cambio, la segretaria si è lasciata convincere: facciamola, questa benedetta conferenza programmatica. Il vero campo di battaglia dei prossimi mesi è uno solo: la legge elettorale. Il Nazareno, verosimilmente dopo il referendum di marzo, dovrà sedersi al tavolo con Fratelli d’Italia e vedere le carte. Con un unico discrimine: capire se il gioco vale la candela. Certo è che l’ultimo trimestre del 2026 sarà il più difficile.

 

 

Incombe il tema della leadership. Il ricorso alle primarie non è scontato, né per Elly Schlein né per Giuseppe Conte. Uno dei due potrebbe essere tentato dal beau geste: un passo indietro utile ad azzoppare contestualmente anche l’altro sfidante. È il jolly “Manfredi”, dal nome del sindaco di Napoli, oggi unico ponte possibile tra dem e M5S. Magari in ticket con una figura più pop, chiamata a rendere appetibile un “prodotto” che rischia di finire fuori mercato. Sul taccuino del cronista finisce anche il punto di vista più realistico di uno dei 37 parlamentari Pd, con oltre quindici anni di mandato, che sperano in una deroga: «I giochi nel Pd si riapriranno nel 2027». Dopo le elezioni. Un post-it amaro: quando il ciclone Giorgia avrà fatto il suo lavoro.

 

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