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Groenlandia, perché l'Europa non può rispondere ai dazi Usa con azioni nazionali

Foto: Lapresse

Angela Barbieri
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Gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi mirati contro singoli Stati Ue, come ha minacciato il presidente americano Donald Trump nei confronti dei Paesi che hanno inviato personale militare in Groenlandia, ma un’eventuale risposta non può che essere europea. Questo perché l’Unione doganale attribuisce a Bruxelles la competenza esclusiva sul commercio estero, impedendo reazioni nazionali autonome. La scelta di colpire alcuni Stati membri e non altri viene tuttavia considerata un azzardo, poiché le regole del Wto si fondano sul principio della nazione più favorita, che vieta trattamenti tariffari discriminatori tra partner che si trovano nella stessa posizione giuridica.

 

 

Nella pratica esistono però modalità di differenziazione di fatto, quando i dazi vengono costruiti per colpire prodotti simbolici o settori fortemente concentrati in uno Stato membro, come formaggi, auto o vino, producendo un impatto nazionale pur restando formalmente rivolti all’Ue. Un caso recente è quello dei dazi cinesi sul brandy, che hanno penalizzato soprattutto la Francia e in particolare il cognac, visto che oltre il 90% del brandy europeo esportato in Cina è francese. Un altro precedente chiave risale al 2018, quando gli Stati Uniti colpirono le olive nere spagnole con dazi antidumping e antisussidi, sostenendo che i produttori beneficiassero indebitamente dei fondi della Politica agricola comune. La Commissione europea portò il caso davanti al Wto e nel 2021 ottenne in larga parte ragione, con il giudizio di incompatibilità di diversi elementi delle misure statunitensi.

 

 

Negli anni più recenti l’invocazione della sicurezza nazionale per giustificare misure commerciali selettive ha ampliato ulteriormente le zone grigie del diritto commerciale internazionale, offrendo ai Paesi terzi margini per colpire settori o filiere specifiche dell’economia europea. Sul fronte della risposta, la linea dell’Ue resta netta: non esistono reazioni nazionali ai dazi e nessuno Stato membro può negoziare o reagire autonomamente. La competenza è esclusiva dell’Unione europea e spetta solo alla Commissione avviare contenziosi, imporre controdazi o attivare strumenti di difesa commerciale e anti-coercizione, con misure valide per l’intero Mercato unico. Bruxelles può calibrare politicamente la risposta scegliendo prodotti sensibili per il Paese terzo o settori ad alto valore simbolico, senza mai accettare una frammentazione nazionale della politica commerciale.

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