Decaro ricicla Emiliano in veste di consigliere (lautamente pagato)
È finita con il classico "contentino": consigliere giuridico della presidenza sulle crisi industriali. É il pacco dono che il governatore della Puglia, Antonio Decaro, ha recapitato al suo "ingombrante" predecessore, Michele Emiliano. Un incarico che viene incontro alle esigenze di entrambi: il presidente che ha fatto di tutto per non averlo tra i piedi come assessore, e l’ex pm a caccia dell’aspettativa (ora dovrà attendere il responso del Csm). Saranno nove (e non 21 come durante il precedente mandato) i consiglieri della presidenza, ma per lo stesso importo complessivo: un milione e 170 mila euro all’anno. Secondo il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, il compenso che spetta a Emiliano si aggirerebbe intorno ai 130 mila euro lordi.
Una sorta di contratto transitorio, perché comunque l’ex presidente ha già in tasca un biglietto per Roma: sarà candidato alle politiche nel 2027. Una storia buffa messa in scena per poco più di 12 mesi, ravvivata da continui colpi di scena. Il primo a strepitare fu l’allora eurodeputato: «Mi candido alla guida della Regione solo se i miei due predecessori (oltre a Emiliano, anche Nichi Vendola) non sono in lista per il Consiglio regionale». Il Nazareno entrò in fibrillazione, e ora come facciamo?
In quattro e quattr’otto il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, ricevette il casco blu e fu spedito sul luogo del misfatto: «Trova una soluzione». Il mediatore tornò a Roma tutto giulivo con l’uovo di Colombo: Michele lo mettiamo direttamente in giunta. I contendenti firmano così un patto solenne, e garante fu proprio Elly Schlein, che poté tirare un sospiro di sollievo. In fondo, abbiamo trovato una soluzione più che onorevole per l’amico Michele.
Arrivati al dunque, però, l’inguaribile Decaro torna a fare le bizze e a puntare i piedi: «Non voglio Emiliano nella mia squadra di governo». Questa volta ha anche il coltello dalla parte del manico: la segretaria del Pd non può più imporgli nulla. E dire che era già tutto pronto: lo sceriffo di Bari era sicuro di ricevere la delega allo sviluppo economico. In extremis era spuntata fuori anche un’altra possibilità: presidente dell’Acquedotto pugliese. Solo negli ultimi giorni cominciò a girare l’estremo excamotage, ufficializzato ieri. In contemporanea, Decaro presenta anche la sua squadra: quattro assessori al Pd, due alla sua lista civica, uno al M5S (sarà vicepresidente), uno anche ad Avs, che alle elezioni dello scorso novembre non raggiunse il quorum.
Il vecchio discepolo alla fine è riuscito così a liberarsi del maestro, imponendo la sua linea ai vertici del partito. Di certo, in questo modo il campione di preferenze (500mila alle europee del 2024) diventa di fatto anche candidato alla successione di Elly Schlein: il nome che mancava. A Bari naturalmente non tutti la prendono benissimo. Oltre alla stroncatura di FdI, si aggiunge quella di Forza Italia: «L’unico obiettivo del neo presidente era quello di non essere offuscato da presenze ingombranti, altro che discontinuità come aveva promesso». Una soluzione a suo modo geniale: una poltrona come parcheggio.
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