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Alemanno, la lettera di Cento: “Merita un'attenuazione della pena”

Foto: Lapresse

Francesco Storace
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Lettera di Paolo Cento a Francesco Storace e al Direttore de Il Tempo su Alemanno e carceri

Da diverse settimane sto seguendo sui social e sulle pagine del vostro giornale la vicenda umana, giudiziaria e soprattutto politica di Gianni Alemanno. Come è noto a voi e a tutti le mie idee e la mia militanza politica, così come oggi anche la mia attività giornalistica, sono lontani e distanti da quella di Alemanno e più volti ci siamo scontrati anche elettoralmente. Ma oggi troverei sbagliato e anche un po' vigliacco non prendere parola pubblica sulla carcerazione di cui è protagonista. Non entro nel merito della sentenza che lo ha condannato, ma davvero possiamo credere che dopo aver scontato in carcere questi mesi non sia ora meritevole di un atto almeno di attenuazione della pena? Che aver fatto una o più assemblee o comizi durante l’affidamento in prova sia addirittura più grave del reato per cui è stato condannato? Certo qualche mio compagno di idee con ragione potrebbe obiettare che la destra è garantista solo con gli amici per poi volere più carcere per tutti gli altri (soprattutto per i disperati e i poveracci). Ma la vicenda Alemanno è anche politica non solo umana: forse non è condivisibile da noi della sinistra la sua battaglia e denuncia, vissuta anche sulla propria pelle insieme a quella di migliaia di detenuti, relativa alle condizioni carcerarie sempre più lontana dalle prerogative della nostra Costituzione? Se la volessi buttare in politica direi che la contraddizione è a destra ma non mi basta. Per questo da sinistra, da avversario di Alemanno chiedo un atto di libertà nei suoi confronti e magari un atto di libertà deciso dal Parlamento per tutti coloro che affollano le carceri senza alcun reale elemento di pericolosità per noi tutti.

PAOLO CENTO

Il grazie di Storace e de Il Tempo.

Intanto, grazie a Paolo Cento per la bella, spontanea e coraggiosa presa di posizione su Gianni Alemanno, che è già al tredicesimo mese di detenzione sui 22 che dovrebbe scontare. Anche io ne ho vissute tante dalla parte opposta a quella di Cento, ma non mi sfugge il suo richiamo alla situazione nelle carceri, oltre il caso Alemanno. A me, lo ammetto pubblicamente, sinceramente e per affetto personale, interessa più il caso Alemanno e non so se ci siano le condizioni politiche per affrontare tutto. Come Cento, però, trovo incredibile che non basti ancora quanto ha già scontato l’ex sindaco, che, proprio come scrive Cento, «aver fatto una o più assemblee o comizi durante l'affidamento in prova sia addirittura più grave del reato per cui è stato condannato». Ma aggiungo che comunque non si può restare insensibili anche di fronte alla questione del "come" si sconta la pena. Alemanno lo sta facendo con grande dignità. E magari come lui altri detenuti meno conosciuti. Vale la pena rinunciare allo strumento alternativo perché si deve per forza pagare quell’errore dietro le sbarre? Umanità, è questo ciò che si chiede e magari si arrivasse a gesti concreti. Che resteranno necessari anche se non si dovesse fare qualcosa prima dell’uscita di Gianni dal carcere, a giugno. Resta un problema da risolvere, anche attraverso la riforma della custodia cautelare. Al sovraffollamento contribuiscono anche mille detenuti l’anno arrestati per qualcosa che non hanno commesso, come dimostrano le statistiche sui processi. Chi può se ne occupi.

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