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Referendum Giustizia, quando Gratteri denunciava lo strapotere delle correnti (e ora è per il no)

Gianni Di Capua
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Tra i sostenitori del "no" al referendum sulla giustizia c'è Nicola Gratteri, procuratore di Napoli. Il noto magistrato ha affermato di non far parte di alcun comitato, ma di voler fare comunque opera di sensibilizzazione. Tra le misure contenute nella riforma costituzionale c'è anche la riforma del Csm. La Fondazione Luigi Einaudi, in campo per le ragioni del "sì", ha scovato un vecchio intervento in tv di Gratteri: "È il 2022", spiega la fondazione in un post su X, e il magistrato "non viene nominato Procuratore nazionale antimafia. Il motivo? Ce lo dice direttamente l'attuale frontman del NO alla separazione delle carriere: lo strapotere delle correnti".  

 

Gratteri è ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7. "Lei non è iscritto a nessuna corrente della magistratura, pensa che è per quello che lei non è stato nominato?", chiede la conduttrice. "Questo ha inciso molto, chi è iscritto a una corrente, chi è un attivista di una corrente è molto avvantaggiato", risponde il magistrato. È indispensabile avere l'appoggio delle correnti politicizzate della magistratura? "Certo. E purtroppo la magistratura ha perso una grande occasione, in questi anni avrebbe potuto fare delle modifiche interne, non ha avuto il coraggio, non hanno voluto perdere il potere delle correnti". 

 

Ora nella riforma è previsto un intervento deciso in questo senso. Se vince il "sì" viene abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto al Csm, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. L’attuale obbligo impone a coloro che si vogliano candidare di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere ad esse iscritti. Con il sì, si tornerebbe alla legge del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del Consiglio superiore della magistratura senza firme a sostegno. 

 

 

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