La versione di Giorgia fra giustizia, sicurezza e il Colle: "Hannoun? Gli sono stati stesi tappeti rossi"
Dalla fine all’inizio, alla faccia delle tradizioni. Giorgia Meloni da ormai tre anni ha trasformato la consueta conferenza stampa di fine anno, inaugurata nel lontano 1977 da Andreotti, in un appuntamento che inaugura la stagione («A inizio anno c’è un clima più disteso, a fine dicembre so’ tutti più arrabbiati» fa notare uno dei giornalisti in sala).
La premier si sottopone a quaranta domande, una maratona da 2 ore e 40. Non è un record solo perché in passato, lei stessa, aveva sfiorato le tre ore. Tra i suoi predecessori piùrecentisoloGiuseppeConte le tiene testa con 2 ore e 50 minuti del 2019. Persino Matteo Renzi, non proprio celebre per la sua sintesi, si è sempre attestato sotto le 2 ore e 30. Il campo è quello dell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera, la scenografia prevede una grande scritta "Presiden za del Consiglio dei ministri", su sfondo blu. Fiori tricolori («quello rosso sembra acero» azzarda qualcuno) con bandiera dell’Unione europea e Tricolore a completare il quadro per la diretta Tv. Si inizia con leggero ritardo a causa della protesta della Fnsi che, a sorpresa, mostra un paio di striscioni alla premier e alla sala sui 10 anni senza contratto di categoria. Meloni non gradisce: «Non mi risulta ci siano mai state contestazioni alla Presidenza del Consiglio, su questioni sulle quali non ha responsabilità».
Una leader e una coalizione contro un'assemblea scolastica. E gli scappati di casa M5S ci insultano
Poi finalmente si inizia e non si può non farlo con la liberazione degli italiani in Venezuela e il pensiero va a Trentini ancora in carcere. Poi la Groenlandia. «Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avviino un’azione militare, azione che chiaramente non condividerei», sottolinea Meloni. A chi le chiede di «prendere le distanze dagli Stati Uniti» replica ironica «che dobbiamo fare? Uscire dalla Nato? Chiudere le basi americane? Assaltare i McDonald's?». Spostandosi in Ucraina, l’inquilina di Palazzo Chigi ribadisce che «non c’è oggi sul campo l’opzione di un intervento della forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite» ma solo di quello dei "Volenterosi", e conferma di non ritenere «necessario l’invio dei soldati italiani in Ucraina» perché «il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per Kiev è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’art. 5 della Nato», anche perché «quante sono le truppe che noi dovremmo mandare in Ucraina per essere efficaci sul piano della deterrenza a fronte di un esercito che ha circa un milione e mezzo di persone in Russia?».
Il tema diventa anche occasione per una stoccata al vicesegretario leghista Roberto Vannacci, contrario alla proroga di aiuti militari a Kiev. Il relativo decreto verrà approvato, garantisce la premier, e non farlo «lo considererei uno sbaglio.
Mi stupisce» che una contrarietà «in particolar modo arrivi da un Generale». Sul dossier Venezuela non manca una stoccata alla sinistra: «Vedere degli italiani di estrema sinistra che spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significhi essere venezuelano io lo considero surreale», bollando «una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia».
Commissione sui dossieraggi, Renzi: "Ci sto. Ma Meloni vada fino in fondo"
C’è spazio anche per l’ironia, in particolare quando le chiedono se ha intenzioni di candidarsi al Colle nel 2027: «Preferirei lavorare con Fiorello». A proposito di Colle la premier ci tiene a specificare che «i rapporti sono ottimi» a dispetto delle ricostruzioni che ogni tanto si fanno. Perde la calma solo davanti alla giornalista del Domani, quotidiano reo di aver fatto lo scoop sulla sua casa al Torrino. «Mi sarei aspettata una domanda su un altro importante scoop che avete fatto in queste settimane. Avete presentato questa come una grande inchiesta», ma «chiunque avesse voluto fare una proprio velocissima verifica su questo tema, si sarebbe reso conto che nel quartiere nel quale io abito, fuori dal raccordo anulare, non c’è neanche una casa accatastata a livello A/8, cioè dove voi ritenete che dovessi accatastare casa mia». Rimanendo sul tema case annuncia: «Di condono non stiamo parlando». Il progetto, dice, è «in dirittura d’arrivo» e punta a «mettere a disposizione 100 mila nuovi appartamenti in dieci anni, al netto delle case popolari».
Uno dei nodi affrontati dalla premier è stato quello della sicurezza, indicato insieme alla crescita come uno dei due focus principali dell’anno. Rivendicando il lavoro svolto dal governo, Meloni riconosce che i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti: «Anni di lassismo non sono facili da cancellare». Spazio anche per una notizia: «Il referendum? Secondo me il 22-23 marzo è la data più probabile».
Il finale è da sceneggiatura. La collega de L’Espresso lascia il microfono al direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, di cui si è persa la richiesta per porre la domanda («errore tecnico» si affretta a precisare il presidente del consiglio nazionale dell’odg Carlo Bartoli). Il tema non può che essere lo spionaggio subito, ancora non si è capito da parte di chi, dal direttore e da uno dei suoi giornalisti. Meloni taglia corto: «Quello che posso dire è che il Governo sta fornendo tutto il supporto che è necessario».
I commenti a caldo spaziano tra «è un fenomeno della comunicazione» e «su crescita e Paragon era in difficoltà», ma ora è davvero finita, almeno fino all’anno prossimo.
«Il caso Hannoun? Gli sono stati stesi tappeti rossi Parte della politica ha sottovalutato il fenomeno»
La domanda de Il Tempo non poteva che riguardare l’inchiesta che il 27 dicembre ha portato all’arresto di 9 persone, da parte della dda di Genova, con l’accusa di finanziare Hamas tramite delle associazioni di beneficenza. Una realtà di cui il nostro giornale si è occupato mesi prima con una campagna martellante. Mohammed Hannoun «è stato arrestato insieme ad altre otto persone con l’accusa di finanziamento al terrorismo, anche con le risorse che dovevano servire ad alleviare le sofferenze della popolazione. Al di là di queste accuse, questa persona veniva trattata come un punto di riferimento alla quale si stendevano tappeti rossi, che veniva invitata ai convegni, che veniva invitata nelle missioni dei parlamentari, che veniva invitata nelle istituzioni e aveva delle posizioni in riferimento alla questione dei massacri del 7 ottobre e il riferimento alla questione di Hamas» che «se volessimo essere gentili ambigue e quelli che si sono permessi di fare queste segnalazioni sono stati cacciati di essere degli islamofobi» ha risposto Meloni.
«Penso che parte della politica abbia sottovalutato il fenomeno, sulle accuse ci dovrà dire la magistratura» ma «trovo ancora più gravi le manifestazioni di protesta e solidarietà dopo le accuse. Quindi c’è stata ambiguità e sottovalutazione» ha continuato la premier.
«Ora - ha aggiunto - io non sono di sinistra, perché se io fossi di sinistra, seguendo quello che la sinistra ha fatto in questi ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità nei massacri del 7 ottobre. Chiaramente io sono una persona seria e questo non lo faccio». Questo però «per dire quanto siano surreali alcune accuse che vengono mosse al governo». Poi ha concluso: «Chiaramente sono tutti casi che noi monitoriamo, e che le forze dell'ordine, che l’intelligence e tutti gli organi preposti monitorano, e continueremo a farlo perché sappiamo quanto il fenomeno sia reale e quanto possa essere pericoloso».
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram