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Crisi isterica M5s sul dossieraggio ma il caso Bellavia arriva in Aula

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Foto: Ansa

I grillini in Antimafia se la prendono col Tempo, il Giornale e il nostro editore per aver proposto una Commissione che faccia luce sul caso Bellavia

Edoardo Sirignano
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Crisi isterica grillina. I pentastellati in Vigilanza Rai, non sapendo più con chi prendersela, si scagliano contro il Tempo, il nostro direttore, quello del Giornale, il nostro editore e chi ne ha più ne metta. «Daniele Capezzone – scrivono in una nota a firma di Barbara Floridia, Dolores Bevilacqua, Gaetano Amato, Anna Laura Orrico e Dario Carotenuto - oggi si è svegliato con l’illuminazione del secolo: una commissione parlamentare d’inchiesta su Report e sui fantomatici dossieraggi. Un’idea talmente geniale da far sorgere una domanda spontanea: com’è possibile che nessuno ci avesse pensato prima?».

Addirittura la nostra testata viene accusata di mettere in piedi un «carrozzone politico, costoso e rumoroso, da mettere al servizio della propaganda di Meloni». Per gli ex grillini, dunque, fare chiarezza rispetto a un fatto gravissimo, e soprattutto porsi degli interrogativi su dossier che potrebbero riguardare ognuno di noi, è un problema o peggio un qualcosa da condannare a prescindere.

 

Capire se ci siano strani intrecci tra inchieste giudiziarie e Report, format pagato con i soldi dei contribuenti, per i “contini” sarebbe «una macchina da propaganda» da fermare a ogni costo. Peccato che, per chi non ha seguito la vicenda, il Tempo, mediante le dieci domande, pubblicate il 9 gennaio, non ha fatto altro che pretendere delle spiegazioni rispetto a un furto su cui qualunque persona dotata di buon senso si sarebbe posto dei dubbi. Nell’editoriale, finito nel mirino del M5S, infatti, si chiedeva solo se il dottore Bellavia (storico collaboratore dei Pm) detenesse materiale riservato, se lo avesse messo a disposizione, creando eventuali conflitti, a che titolo venissero messi da parte dei fascicoli sulla nostra classe dirigente e se fosse stato rubato qualcosa di cosa si trattasse. Insomma, fare luce rispetto a un “sistema” che, nel caso esistesse davvero, non solo dovrebbe essere condannato a prescindere, ma dovrebbe far venire i brividi. Significherebbe, infatti, che ognuno può essere spiato dalla sera alla mattina, che il sacrosanto diritto alla privacy non esiste più e soprattutto che siamo esposti a una pericolosissima pesca a strascico per cui chi la pensa in modo diverso diventa un bersaglio.

 

Nonostante ciò, la priorità per i 5 Stelle è capire se il direttore del “Tempo” abbia discusso di tali questioni con il suo editore e se la condotta di quello de “Il Giornale” sia compatibile con il codice etico di mamma Rai. Questioni che, a loro parere, devono essere portate all’istante in Aula. Nessuna parola, al contrario, viene spesa sugli onorevoli grillini De Raho e Scarpinato che, secondo quanto denunciato dagli esponenti della maggioranza in Antimafia, dovrebbero indagare su fatti riguardanti la loro precedente attività da magistrati. Anzi, gli esponenti di centrodestra vengono additati come «galoppini» solo perché potrebbero far proprie le istanze o meglio le preoccupazioni di chi vuole solo sapere se per essere “vicino di casa di tizio” possa trovarsi in un fascicolo e, quindi, prima o poi, in un processo. Per fortuna, non tutti sono come i grillini anche a sinistra. C’è chi pure a quelle latitudini, vedi Renzi, non solo accoglie la proposta del Tempo, ma è disposta a portarla in Parlamento, considerando che stiamo affrontando un tema che riguarda la vita di ognuno di noi e non è certamente l’oggetto di una polemica utile a riempire solo qualche comunicato.

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