Commissione d'inchiesta sui dossieraggi, Renzi: "Ci sto. Ma Meloni vada fino in fondo"
«Una commissione d’inchiesta sui dossieraggi? Ci sto. Sono disponibile a parteciparvi anche in prima persona». Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, non si tira indietro e accoglie la proposta lanciata da Il Tempo.
Senatore, che effetto le ha fatto scoprire che c’è anche il suo nome nei file rubati al commercialista Bellavia, consulente di Report ma anche di diverse procure?
«Convivono in me due sentimenti. Da un lato l’indignazione: nel tempo della digitalizzazione sfrenata, la privacy è un diritto umano fondamentale. Dall’altro ormai ci sono abituato. Da quando ho lasciato Palazzo Chigi sono stato oggetto di un’aggressione costante, alla mia privacy, alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia sfera personale.
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Quando qualcuno avrà la voglia di raccontare la storia di questi anni si renderà conto di quanto è folle che un ex premier sia stato sistematicamente spiato e controllato da pezzi dello Stato, ma anche da singoli professionisti».
Gli stessi legali di Bellavia hanno ammesso che erano i giornalisti di Report a fornirgli alcuni nomi per ottenere informazioni. C’è un cortocircuito tra la magistratura e un certo modo di fare informazione?
«Non voglio entrare nel merito di una vicenda processuale nella quale intendo costituirmi parte civile. Vedremo le carte e diremo ciò che va detto in Aula: io su questi temi non mi tiro indietro e ci metterò la faccia, come sempre. Ma certo, il giornalismo di inchiesta non può trasformarsi in giornalismo a richiesta. Prima che pensare a separare le carriere dei giudici dai Pm bisognerebbe separare le carriere di alcune procure da certe redazioni».
Il Garante della Privacy ha avviato un’istruttoria. Lo ritiene sufficiente?
«Ritengo l’ufficio del garante della privacy un carrozzone inutile e dispendioso. In questi anni mi hanno controllato il telefonino, pubblicato il conto corrente, fotografato in ogni luogo, pubblicato lettere private con mio padre e dovrei credere alla barzelletta che esiste in Italia un garante della Privacy? Non ne faccio una questione personale: quello che è accaduto a me può essere fatto a qualsiasi cittadino. È semplicemente uno scandalo e una violazione gravissima dei diritti costituzionali».
Il Tempo ha lanciato la proposta di una commissione d’inchiesta ad hoc per capire se si tratti di un vero e proprio sistema di dossieraggio e, nel caso, quanto sia esteso. Cosa ne pensa?
«Ci sto. Ma La questione riguarda la maggioranza. Su questi temi Meloni va fino in fondo o ha paura di disturbare il manovratore? Ricordo una Giorgia Meloni giustizialista che aggrediva la mia famiglia e i miei amici. Ora la premier ha capito che la prossima vittima di certe attenzioni particolari saranno lei e i suoi amici? Se sì, si muova. E una commissione di inchiesta potrebbe essere molto utile. Mi rendo disponibile a parteciparvi anche personalmente, sarebbe interessante ascoltare certe testimonianze».
Lei era finito anche nei dossier di Striano, che all’epoca lavorava alla procura Antimafia quando era procuratore capo Federico Cafiero De Raho. Come mai tutta questa attenzione nei suoi confronti?
«Il sistema Striano nasce contro di me. Siamo tra il 2018 e il 2019 e le carte che finalmente sono disponibili dimostrano che tutto nasce intorno alla vicenda Open e ai movimenti bancari dei miei amici.
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Lo stesso metodo, qualche anno dopo, sarà replicato con Guido Crosetto. Penso di essere una persona scomoda perché sono una persona libera. Ma ribadisco: il nodo non sono io. Il problema riguarda la violazione dei diritti costituzionali dei cittadini».
Nel caso di Bellavia e in quello di Striano, a parte lei, sembra che i politici di sinistra siano esclusi. Una coincidenza?
«Io so che sono il politico più intercettato e controllato. Perché Bellavia e Striano abbiano questa passionaccia per me non mi interessa.
E comunque penso che più che a loro andrebbe chiesto ai loro dante causa».
De Raho, oggi deputato del M5S, fa parte della commissione parlamentare Antimafia che si occupa proprio del caso Striano. Crede che debba astenersi dal partecipare alle sedute della commissione?
«Non credo sia un problema giuridico, ma di eleganza. E trattandosi di eleganza ciascuno si comporta come crede. A me non fa effetto che De Raho partecipi alle sedute: fa effetto che tanti commentatori e media abbiano paura ad affrontare questo tema».
Lei l’altro ieri in Senato ha criticato Piantedosi sulla sicurezza. Il Ministro ha replicato con alcuni dati che dimostrano come i crimini siano in calo, mentre quando lei governava i reati erano più alti, complici anche le politiche meno rigorose del Pd sull’arrivo dei migranti irregolari. Cosa risponde?
«Il cittadino croato sospettato di aver ucciso a Bologna Alessandro, il capotreno, era stato fermato tante volte e sempre rilasciato. Il peruviano che ha violentato e ucciso Aurora, la diciannovenne di Milano, era sotto processo per violenza sessuale. Le due vicende che ho citato dimostrano che dopo quattro anni di governo della destra il problema è che manca la certezza della pena.
La proposta del Tempo: commissione d'inchiesta su Report e i dossieraggi. Bellavia, autogol dei legali
I poliziotti fermano i potenziali killer ma poi ci sono leggi che consentono ai criminali di farla franca. Piantedosi si è aggrappato alle statistiche dicendo che dieci anni fa c’erano più reati. Ovvio! In un Paese civile i reati diminuiscono ogni anno. Ma mi aspettavo un’autocritica sulla mancanza di misure per assicurare la certezza della pena: se fossero state prese prima Alessandro e Aurora sarebbero vivi. E su questo Piantedosi non ha risposto. Perché la destra fa molta propaganda sulla sicurezza: hanno fatto il decreto sul rave party e lasciano a piede libero gli assassini».
Lei è stato criticato a sinistra per la sua analisi sulla crisi venezuelana. Maurizio Landini ha definito Maduro un presidente «demo-craticamente eletto»...
«Landini non sa di cosa par-la. Si occupi delle accise sul gasolio o della tassa sui pacchi Amazon anziché fare politica estera. Il sindacato dovrebbe difendere i lavoratori italiani, non i dittatori sudamericani».
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