Meloni su Venezuela, Groenlandia, Ucraina, Gaza, Crans-Montana, giustizia e Hannoun
La Groenlandia non è solo una questione europea, ma una partita che riguarda direttamente il futuro della Nato. È il messaggio lanciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella prima conferenza dell’anno nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera, dove ha escluso come “non realistica” l’ipotesi di un intervento militare americano nell’area. “Un’azione militare Usa avrebbe implicazioni enormi per l’Alleanza Atlantica ed è proprio per questo che non la considero una possibilità concreta”, ha spiegato la premier. Per Meloni, l’attenzione di Washington sulla Groenlandia e sull’Artico va letta in chiave strategica: “L’amministrazione Trump, con metodi molto assertivi, sta ponendo l’attenzione sull’importanza di un’area nella quale operano molti attori stranieri. Il messaggio degli Stati Uniti è che non accetteranno ingerenze eccessive in una zona cruciale per la loro sicurezza”. Un tema che riguarda direttamente anche l’Italia. “L’Artico è una priorità della Nato e ci deve interessare particolarmente. Entro la fine del mese il ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico: l’obiettivo è preservare la regione come area di pace e cooperazione, rafforzarne la sicurezza, sostenere le imprese e favorire la ricerca”.
Sul fronte internazionale, la presidente del Consiglio ha salutato con favore anche la liberazione degli italiani detenuti in Venezuela: “Accolgo con gioia la loro liberazione. Il segnale della presidente venezuelana va nella direzione della pacificazione e può rappresentare un elemento importante per le relazioni tra Italia e Venezuela”. La premier, poi, ha ribadito che la crisi mediorientale resta una priorità dell’agenda internazionale. “La questione non è sparita dai radar e continuiamo a occuparcene per rendere effettivo un piano di pace. Il percorso è un’occasione che potrebbe non tornare, ma è complesso e la tregua non è facile”.
L’Italia, ha spiegato Meloni, sta mettendo in campo un impegno concreto: “Abbiamo investito ulteriori 25 milioni di euro per la popolazione di Gaza e c’è la disponibilità dei nostri carabinieri a formare le prime 50 forze di sicurezza palestinesi in Giordania. Se questo si materializzerà, saremo la prima nazione europea a dare un contributo concreto alla sicurezza della Striscia”. Ampio spazio è stato dedicato al tema della sicurezza interna, considerata una priorità assoluta dell’azione di governo. “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, ma gli anni di lassismo non sono facili da cancellare. I risultati non sono ancora sufficienti: questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”. Meloni ha rivendicato i risultati raggiunti: “30mila nuovi assunti nelle forze dell’ordine, lo sblocco di investimenti fermi da anni, il decreto sicurezza, la cattura di 120 latitanti mafiosi, il lavoro fatto su Caivano”. Tra i nuovi interventi allo studio anche un pacchetto contro le baby gang. I primi segnali positivi iniziano però ad arrivare: “Nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. La premier ha lanciato anche un appello alla magistratura: “Per garantire sicurezza ai cittadini dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione: Governo, forze dell’ordine e magistratura”. E ha citato casi emblematici di provvedimenti vanificati.
Sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con la Russia, Meloni ha ribadito la linea atlantista del governo e integrato le valutazioni sul ruolo dell’Europa. “Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti con la Russia, come Macron l’ha fatto per l’Europa. In questo caso credo che Macron abbia ragione: è il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”, ha detto la premier. La presidente ha respinto letture ideologiche del dibattito interno alla maggioranza: “Non condivido il riferimento al veto putiniano evocato da Salvini, è una lettura un po’ di parte. Il dibattito nella maggioranza non è tra filo-russi e filo-ucraini. I fili ce li hanno i burattini. I politici, se sono seri, non devono essere filo niente. C’è un confronto su come difendere al meglio l’interesse nazionale”. Meloni ha anche commentato le polemiche sul decreto aiuti: “Ho letto che qualcuno auspicava che il decreto non ottenesse i voti. Non credo andrà così e lo considererei uno sbaglio, soprattutto se a dirlo è un generale: i soldati sanno quanto le forze armate siano fondamentali per costruire pace, non per fare la guerra”. Ribadendo la linea italiana: “La pace si costruisce con la deterrenza. Stare al fianco dell’Ucraina è il modo per costruire sicurezza. La vera garanzia resta l’articolo 5 della Nato. Le forze multinazionali della Coalizione dei volenterosi possono essere un di più, ma non sono indispensabili”.
Sul ruolo dell’Europa e delle istituzioni internazionali, la premier ha aggiunto: “Se l’Europa decide di parlare solo con una delle due parti, temo che il contributo sia limitato. Il problema è chi deve farlo. Se andassimo in ordine sparso faremmo un favore a Putin. L’ultima cosa che voglio nella vita è fare un favore a Putin”.
Sul G7 Meloni è stata chiara: “Mi pare prematuro l’ingresso della Russia nel G7, ma sono temi che si apriranno quando ci sarà una pace”. Meloni si è detta favorevole anche a un inviato speciale dell’Ue per l’Ucraina.
Sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la premier ha confermato che la data sarà fissata dal Consiglio dei ministri entro il 17 gennaio: “Il 22 e 23 marzo è oggi la data più probabile. È una data ragionevole che consentirebbe, se i cittadini fossero favorevoli, di approvare le norme attuative prima del nuovo Csm”.
Meloni ha respinto le accuse di rallentamenti: “Vedo un intento dilatorio nelle polemiche, ma non c’è alcuna impasse e nessuna volontà di forzare. Stiamo facendo tutto a norma di legge”.
Sulla riforma della legge elettorale, la premier ha ribadito l’importanza di garantire la governabilità: “Credo che anche l’opposizione, compresa Elly Schlein, dovrebbe vedere favorevolmente una legge che consenta a chi prende più voti di governare per cinque anni. L’obiettivo non è solo vincere, ma riuscire a governare. L’importante è che i cittadini abbiano un potere reale”.
Meloni ha aggiunto che ci sono interlocuzioni in corso con le opposizioni, pur non necessariamente al suo livello: “Se ne sta occupando il Parlamento. Spero in un confronto positivo senza chiusure pregiudiziali. Se ci fossero divergenze, deciderà la maggioranza in Parlamento”.
La premier, su domanda del giornalista de “Il Tempo” Edoardo Romagnoli ha commentato il caso Hannoun, denunciando una sottovalutazione politica della vicenda: “Parte della politica ha minimizzato, mentre la magistratura deciderà sulla fondatezza delle accuse. In passato chi aveva segnalato comportamenti ambigui in riferimento ad Hamas e al 7 ottobre è stato accusato di islamofobia”. La presidente del Consiglio ha giudicato “grave” la solidarietà mostrata verso Hannoun, sottolineando l’assurdità di certe accuse al Governo: “Non si tratta di manifestazioni di sinistra, ma se lo fossero state, seguendo i comportamenti degli ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità con i massacri. Questo non lo faccio, ma serve a mostrare quanto certe accuse al Governo siano surreali”.
Meloni ha aperto anche a una riflessione sulle norme di sicurezza nei locali pubblici dopo l’incidente di Crans-Montana: “Ho chiesto una relazione per capire se fenomeni simili potrebbero accadere in Italia. Le nostre norme sono più rigide, ma penso sia utile ragionare con l’opposizione sulla possibilità di vietare l’uso di scintillii sulle bottiglie al chiuso, che può rappresentare un rischio”. La presidente del Consiglio ha sottolineato che gli imprenditori italiani “sono abili e troveranno mille modi alternativi per festeggiare senza pericoli”, citando anche un piccolo incendio avvenuto recentemente in Molise come esempio della necessità di prevenzione.
Interpellata su un possibile ruolo al Quirinale, Meloni ha scherzato: “Non capisco perché nessuno mi proponga di lavorare con Fiorello a pagamento, sarebbe qualcosa che mi piacerebbe fare”.
Ha poi chiarito le proprie priorità politiche: “Mi appassiona quello che sto facendo oggi. Se continuerò nella prossima legislatura, dipenderà dal voto degli italiani. Non ambisco a ‘salire di livello’, mi faccio bastare il mio”.
Infine, un passaggio sulla libertà di stampa e sul futuro della professione giornalistica: “Esiste un problema di tutela della libertà di stampa, di sicurezza dei giornalisti e di questioni contrattuali. Ma rischiamo che questa professione tra qualche decennio non esista più”. La premier ha aperto a un confronto con la categoria: “Se si vuole aprire un ragionamento serio su come sostenere la professione in un mondo che cambia, il governo c’è. Un’occasione può essere la legge sulle professioni. È un tema che mi sta particolarmente a cuore”. La presidente ha anticipato l’avvio di un progetto nazionale per il settore abitativo: “Stiamo lavorando a un pacchetto articolato per mettere a disposizione centomila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, al netto delle case popolari. Sarà presentato nelle prossime settimane con una conferenza stampa dedicata”.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram