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Referendum, l'Anm le prova tutte: un milione per sostenere il "no"

Foto: LaPresse

Ma è giallo su come possa mettere in campo una cifra così alta. Un singolo soggetto non potrebbe stanziare più di centomila euro

Edoardo Sirignano
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 L’Anm è pronta a spendere un milione di euro per far vincere il “no” al referendum. Come il peggiore Principe Giovanni di Robin Hood, innalza del 50% il contributo agli iscritti. Ecco, dunque, da dove viene il te soretto da cui attingere per i mega spot al neon che vediamo giganteggiare, da ieri, nelle principali stazioni del Paese. A denunciare l’accaduto è sempre Enrico Costa, attraverso un post su X. Il deputato di Forza Italia evidenzia come il comitato anti -riforma non solo si comporti alla stregua delle principali forze politiche, ma addirittura faccia peggio. I partiti, infatti, devono rispettare una disciplina molto rigorosa per quanto riguarda il loro finanziamento. Lo stesso soggetto non può con tribuire con più di 100mila euro l’anno alle loro attività. Ed è qui che casca l’asino.

L’associazione a cui facciamo riferimento, in questo particolare caso, avrebbe già stanziato 500mila euro per la campagna sulla separazione delle carriere e sarebbe pronta a raddoppiare la spesa nei prossimi mesi.

 

Insomma, ancora una volta, a qualche furbetto, grazie al solito buco normativo, viene concesso un trattamento privilegiato. Non c’è nulla di sorprendente, considerando che, come hanno rivelato le nostre ultime inchieste, stiamo parlando di chi viene aiutato da chi è assolto dopo aver pubblicato dei contenuti sessisti sui social o peggio dopo non essersi voluto sottoporre ai controlli del primo posto di blocco che capita.

Detto ciò, non possiamo tralasciare alcuni interrogativi fondamentali da sottoporre al sindacato dei magistrati, come quelli inerenti le modalità di spesa. «Indirizza – si chiede Costa – contributi al Comitato che ha promosso? Di quale ammontare? Paga direttamente prestazioni finalizzate alla propaganda?».

Questioni legittime e sensate, ma a cui, come sottolineato dallo stesso parlamentare, difficilmente qualcuno risponderà. Tali incongruenze, intanto, non lasciano indifferente l’altra parte di questa sfida referendaria, ovvero il fronte favorevole al cambiamento voluto da Nordio, che non potendo usufruire di sponsor così generosi, perché non lo consente la legge ai tradizionali movimenti, sarebbe, di fatto, penalizzato. A parlare, dunque, è Gian Domenico Caiazza, avvocato e presidente del comitato Sì Separa: «Ho presieduto, per cinque anni, l’Unione delle Camere Penali, con 12 mila iscritti e contributi di questo genere non ce li potevamo sognare. Vorrei sapere, quindi, come l’Anm riesca a trovare così tanti soldi, considerando che in Italia ci sono solo 10 mila giudici e non tutti sono iscritti certamente al sindacato. Anche questo, d’altronde, è un mistero. Altra anomalia, ancora più grave, è che, poi, l’associazione di categoria sveli, in modo clamoroso, la sua natura di partito».

Punti su cui è certo che gli stessi magistrati avranno a che ridire. «Sono sicuro – sottolinea – che la maggior parte di loro non è d’accordo con tale scelta, né penso sia stata mai interpellata». Su tale aspetto, ancora più duro Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi. «La questione – dice - non è se l’Anm mette i manifesti nelle stazioni o, in generale, come spende i suoi soldi, ma i messaggi falsi che diffonde, a iniziare da quello per cui i togati, se passasse la riforma, dovrebbero sottostare alla politica. Certo è che, dal punto di vista economico, hanno messo in piedi una macchina da guerra e faranno di tutto per non far passare una riforma che, prevedendo il sorteggio dei membri togati dei Csm, farebbe perdere loro potere. Sono terrorizzati da questo».

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