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Vogliono sparare a Giorgia Meloni? Tutti muti. Storace smaschera la sinistra

Scritte minacciose contro la premier sui muri in giro per l'Italia. Segno del clima sempre più avvelenato che si respira

Francesco Storace
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Muti. Neanche una parola. Neppure quella famosa frase sui “compagni che sbagliano” riferita alle Brigate Rosse. Che in fondo erano una speciale razza di comunisti italiani, anche se gli eredi del PCI non vogliono sentirne parlare.

Ma la notizia è proprio il silenzio su quel “spara a Giorgia” vergato stavolta su un muro di Porto Recanati, nelle Marche. Ormai si contano a decine le scritte di questo genere. La sinistra non dice una sola parola: la premier può essere minacciata ogni santo giorno. Chi soffia sul fuoco sta a sinistra, frasi orrende, pronunciate in Parlamento e fuori, eccitano gli sconsiderati che vogliono passare dal bullismo alle vie di fatto.

Dice Antonio Baldelli, deputato marchigiano di FdI: «Mi chiedo cosa sarebbe accaduto a parti inverse». Nulla, manca la controprova, perché per fortuna nessuno va in giro a scrivere di sparare a Schlein o Conte. E nessuno ne va a contestare i comizi.

È un clima pericoloso, inquinato dalla rabbia di chi non accetta di stare inchiodato all’opposizione. E persino nei sondaggi, oltre che dalle urne. Quelle scritte non sono solo un attacco alla figura pubblica della premier, ma anche il simbolo orrendo di un clima di violenza verbale che purtroppo sta crescendo in maniera clamorosa. E c’è chi finge di poterlo ignorare.

 

 

 

Purtroppo, episodi di minacce dirette come queste si sono ripetuti più volte, e sono un chiaro segno di quanto la situazione politica in Italia possa essere tesa e, in certi casi, pericolosa. Le minacce del tipo “Spara a Giorgia” sono state ritrovate su muri e muri di città italiane, in particolare in contesti dove la polarizzazione politica è forte e le posizioni si fanno sempre più estreme.

In tante città, ormai, si sono moltiplicate le scritte contro Giorgia Meloni e, va ricordato, anche contro i suoi ministri, con particolare accanimento verso Matteo Salvini, Guido Crosetto e Giuseppe Valditara. Senza trascurare, ovviamente, il bersaglio chiamato Matteo Piantedosi.

Un crescendo di azioni pericolose partito con le immagini bruciate in piazza, i fantocci incendiati, da ultimo le scritte istigatrici.

A Roma come a Milano, a Genova come a Bologna, ovunque cresce l’ondata di avversione e odio che può avvelenare il clima politico. Il dato evidente è il rischio di assuefazione ad episodi del genere, al punto che nessuno, a sinistra, dice agli estremisti di casa sua, alcuni persino sparsi tra Camera e Senato, di darsi una calmata.
Il linguaggio durissimo di certi esponenti politici si riverbera sui social e finisce nelle piazze. Dove sta la democrazia in tutto questo?

Giorgia Meloni ha deciso, stando a quel che si vede, di rispondere a queste provocazioni con determinazione, cercando di mantenere un profilo forte e stabile. Anzi, a volte ha usato questi attacchi per rafforzare il suo messaggio: le sue posizioni politiche, anche se controverse per gli avversari, sono obbligate per il futuro dell’Italia. Così come sempre più spesso la premier ha tenuto a sottolineare l’importanza della libertà di espressione, ma questo non significa dover far passare lisci certi attacchi che non devono mai sfociare in violenza fisica o verbale contro le persone.

Quando i gesti “di protesta” sono così visibili e fanno parte della lotta politica e ideologica che la Meloni e pochi altri politici subiscono è facile rischiare il punto di non ritorno. E proprio per questo bisognerebbe guardarsi dall’usare linguaggi che paiono giustificare l’odio e la violenza nei confronti di qualcuno solo per le sue opinioni politiche.

La politica di Giorgia Meloni è diventata un bersaglio di proteste accese proprio da parte dell’opposizione parlamentare, oltre a quella che si scatena nelle manifestazioni di piazza.

Conte e Schlein, ad esempio, restano miracolosamente immuni rispetto a contestazioni di rara ferocia, e proprio per questo dovrebbero essere i primi a manifestare senza indugio ferma condanna verso i teppisti che minacciano in quel modo la presidente del Consiglio.

Quello che è importante, è proprio come si affronta una situazione di questa delicatezza: quando c’è violenza verbale o linguaggio aggressivo, è utile non farsi sopraffare dalla guerra delle parole.

Sempre più spesso, purtroppo, il dibattito politico si trasforma in un’arena di insulti al posto di una vera discussione sulle idee. Fanno bene i giovani di destra a non replicare. E ancora meglio farebbero a modificare quelle scritte con “spera in Giorgia”. A volte, l’ironia è più efficace di mille urla da slogan ed editoriali di rara violenza.

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