Atreju, la riforma della giustizia sale sul palco. Duello Nordio-Albano
La prima parte del 2026 vedrà come tema politico il confronto sul referendum costituzionale riguardante la legge sulla separazione delle carriere. La consultazione sarà a marzo, dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sul palco di Atreju per un panel sull’argomento. E la sessione, moderata dal direttore del Foglio Claudio Cerasa, è molto «popolata» di protagonisti del dibattito, equamente distribuiti tra favorevoli e contrari. Dice Nordio che la riforma «si sarebbe dovuta realizzare 40 anni fa, è la conseguenza logica, giuridica, costituzionale del processo accusatorio, voluto da un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli». E spiega che, secondo il dettato della riforma, «il pubblico ministero viene elevato di rango, perché assume la stessa parità formale e sostanziale del giudice». Il Ministro della Giustizia, sollecitato a commentare sul livello del dibattito, osserva: «Mi ha disgustato qualche polemica da parte di magistrati, anche alti magistrati, che sono arrivati a questa miseria argomentativa di evocare la P2». Sul fronte dei contrari alla riforma è presente anche Silvia Albano, presidente della corrente «Magistratura democratica».
E spiega che «la mia maggiore preoccupazione è l'indipendenza della magistratura». Poi aggiunge: «Il cuore della riforma costituzionale non è la separazione delle carriere ma lo smembramento del Csm, la mortificazione dei componenti togati del Csm e l'impossibilità del Csm di garantire l'indipendenza dei giudici». Contrario alla riforma è invece il Costituzionalista Gaetano Azzariti. La riforma sottoposta a riforma, spiega, «aprirebbe una fase di forte incertezza e confusione a scapito di una necessaria e urgente esigenza di certezza». Favorevoli sono invece Antonio Di Pietro e Sabino Cassese. L’ex pm di Mani Pulite osserva: «Voterò sì perché mi piace guardare la norma per quel che è e non per chi l'ha presentata». E aggiunge: «Sono qui perché ho vissuto le mie esperienze da magistrato e ho subìto la simbiosi tra pm e giudice». Secondo il Presidente Emerito della Consulta, invece, il primo motivo per votare sì alla riforma è che «la giustizia prevede un equilibrio "tripolare". C'è un'accusa, c'è una difesa e c'è un giudice. Occorre che vi sia una separazione tra i ruoli e quindi è necessario che in questo equilibrio tripolare non vi sia un legame tra chi accusa e chi giudica». Sul piano parlamentare, si sono contrapporti Debora Serracchiani del Pd e Alberto Balboni di Fratelli d’Italia. Secondo l’esponente dem, la riforma va a colpire «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».
Balboni, invece, ricorda come anche la «mozione Martina» per la segreteria del Pd prevedeva la separazione delle carriere, e quel testo fu firmato anche dalla stessa Serracchiani. Il palco di ieri, dunque, ha fornito l’anticipazione del dibattito che con il nuovo anno sarà molto più intenso. La presenza di Nordio ad Atreju, inoltre, ha presentato l’occasione anche per rilasciare alcune dichiarazioni a margine. Al centro, la nuova normativa europea in tema migratorio sugli hub nei Paesi terzi. «Il nuovo orientamento dell'Unione europea chiarisce quasi del tutto le incertezze che per anni hanno accompagnato il concetto di Paese sicuro», spiega il Guardasigilli. Che aggiunge: «Questo credo risolva, direi al 99%, tutte le incertezze giurisprudenziali», riguardanti anche i centri in Albania. Quanto alla situazione degli istituti penitenziari, osserva: «Stiamo lavorando per una ridefinizione della situazione carceraria e dei criteri di carcerazione in tre direzioni: la più importante in questo momento è la detenzione differenziata di tossicodipendenti che più che essere delinquenti da punire sono malati da curare. Serve una detenzione differenziata presso le comunità con adeguato controllo».
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