
Landini si fa il partito schierandosi con i magistrati rossi. “Quel no che unisce”

Tanto per sottolineare che no, l’opposizione dell’Anm alla separazione delle carriere non ha proprio nulla di ideologico, arriva il soccorso rosso della Cgil. Il sindacato è così poco preoccupato dalla crisi della rappresentanza sposa in automatico qualsiasi battaglia che sia contro il governo, con un comune denominatore: buttarla costantemente e puntualmente in confusione. Un ordine del giorno approvato dalla confederazione di Corso Italia l’altro ieri, mette in fila una serie di sloganetti a comporre un vero e proprio atto di fede alle tesi dell’Anm. La riforma approvata in prima lettura alla Camera lo scorso 16 gennaio, scrivono, è «sbagliata e pericolosa». E aggiungono: «è evidente che l’obiettivo ultimo, e malcelato, sia quello di ledere l’indipendenza dei magistrati, necessaria a garantire il principio costituzionale dell’uguaglianza di cittadine e cittadini di fronte alla legge».

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Curioso, considerando che, invece, la separazione delle carriere è volta proprio a garantirla, quell’uguaglianza, fissando la parità di condizione tra accusa e difesa dinnanzi al giudice terzo e imparziale. «Questa riforma conferma ancora una volta l’intollerabile insofferenza del Governo per i delicati assetti e per l’equilibrio dei poteri costituzionali». Argomentazione, anche questa, smentita dai fatti, visto che proprio l’articolo 111 della Costituzione sancisce stabilisce lo schema di separazione. Poi la buttano sul tragico: «c’è un disegno unitario che parte dall’elezione diretta del capo dell’esecutivo che stravolge la forma di governo, e che continua con la rottura dell’unità del Paese, attraverso la cosiddetta autonomia differenziata (...) Il cerchio si chiude con le modifiche all’assetto della magistratura, ennesimo tentativo di stravolgimento dell’equilibrio tra i poteri».

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Questo, quindi, è il tazebao del sindacato guidato da Landini che si chiude così: «come Cgil condividiamo le ragioni delle mobilitazioni decise dall’ANM il 15 dicembre scorso e il denso calendario di iniziative previsto, che culminerà con una giornata di sciopero della magistratura, il prossimo 27 febbraio». Dunque, il messaggio è molto chiaro: vietato riformare, le forze dell’immobilismo si prendono per mano. Intanto, però, giustamente il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere prosegue il suo iter ed è stato incardinato alla Commissione Affari Costituzionali al Senato. Il Presidente dell’organismo, Alberto Balboni, ha annunciato che sarà svolto un ciclo di audizioni. I gruppi hanno tempo fino al 5 febbraio per presentare le proposte sui soggetti da convocare.
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