Cerca
Cerca
Edicola digitale
+

Oms, Borghi chiede compattezza: “L'uscita dell'Italia sia una battaglia di tutta la destra”

Giulia Sorrentino
  • a
  • a
  • a

La Lega di Matteo Salvini si è intestata una battaglia spinosa: l’uscita dell’Italia dall’Organizzazione mondiale della sanità. Donald Trump, però, dopo l’annuncio della firma dell’ordine esecutivo di uscire dall’Oms, ha detto di considerare la possibilità di poter rientrare se la quota di contributi degli Usa venisse ridotta.

Senatore Claudio Borghi, il suo partito, la Lega, vuole uscire dall’Oms. È stato Trump a dare la spinta?
«Noi lo stiamo dicendo da tempo, ma abbiamo colto l'occasione di vedere Trump fare una cosa che lui può fare rapidamente. Ora acceleriamo anche noi».

Vi siete consultati con Fratelli d'Italia e Forza Italia prima di questa iniziativa? O è targata Lega?
«È ovviamente un’iniziativa targata Lega, perché ci tenevamo a rivendicare la paternità di questa battaglia. Però con Fratelli d’Italia la critica sull’Oms era già ben avviata. Non dimentichiamoci che quest’estate c’è stato il rischio che l’Assemblea generale dell’Oms approvasse una cosa dannosa, il trattato pandemico. Fortunatamente non è passato, anche grazie all’opposizione dell’Italia. Opposizione costruita con FdI».

Quindi?
«Quindi, la critica all’Oms credo sia patrimonio comune della coalizione. Dovrebbe esserlo anche per Forza Italia, visto che è un partito che si è sempre definito atlantista. Mi sembrerebbe strano che l’atlantismo cambiasse improvvisamente solo perché cambia il presidente degli Stati Uniti».

 

 

Qual è il reale beneficio di uscire dall’Oms? Il professor Roy de Vita ha precisato che, con l’uscita degli Usa, il maggior azionista dell’Oms oggi è Bill Gates.
«Sì, l’Oms diventerebbe come una sua proprietà privata. Il vantaggio? La Lega è da sempre contraria ai poteri sovranazionali e alla globalizzazione: non ci interessa che ci sia un’istituzione non democratica che vuole comandare a casa nostra. Se invece l’Oms si limita a fare consulenza, risparmiamo i nostri soldi: ogni anno diamo loro circa 100 milioni di euro, fra contributi diretti e indiretti, che vengono spesi in stipendi faraonici, senza ritorni visibili o chiari».

Uscendo dall’Oms, qual è l’organo scientifico di riferimento per l’Italia?
«La comunità scientifica già adesso lavora in modo coordinato. Noi ascoltiamo l’Istituto superiore di sanità e il punto di riferimento rimane quello. Poi ci si interfaccia con tutti gli omologhi del mondo. Guardi i bilanci dell’Oms: la cifra destinata a medicina e attrezzature mediche per l’Africa in un anno è di 45 milioni di dollari. Cifra che corrisponde al bilancio del comune di Urbino».

 

 

Tornando in America, Trump ha detto che se le imprese produrranno lì, pagheranno tasse bassissime.
«Non possiamo prendercela solo perché qualcuno sta facendo i propri interessi. Dobbiamo imparare e non essere vittime di questo mondo costruito senza limiti, a beneficio di pochi. Fossimo liberi di mettere dazi sui prodotti cinesi, anche noi cominceremmo a produrre di più in Italia. Servono barriere definite».

Barriere anche sull’immigrazione?
«Certo».

Avete ottenuto la vittoria sul referendum sull’autonomia. Si va avanti?
«Viene riconosciuto ciò che abbiamo sempre detto: l’autonomia esiste già in Costituzione. Quindi, si va avanti con l’autonomia fino alla fine».

 



A che punto siamo con Zaia e il Veneto?
«Io sono sempre stato contrario a qualsiasi tipo di limitazione della scelta dei cittadini, già prima di Zaia. Non si può impedire loro di eleggere chi preferiscono, se si trovano bene con un governatore o un sindaco».

Da quando c’era Berlusconi il centrodestra si è sempre presentato alle Regionali. C’è la possibilità che, non solo in Veneto, non sia così ora? Possibilità di cui si parla nei corridoi.
«Lo chiede a uno che, quando si è candidato in Toscana, è andato senza Forza Italia perché volevano candidare chi poi prese l’1,27%? Sì, la possibilità c’è sempre, ma adesso sarebbe stupido. Stiamo governando assieme, la gente non vota a comando ed è obbligatorio trovare una quadra. Se un partito impone una candidatura sconosciuta, gli elettori non lo voteranno».

Dai blog