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Guerra in Ucraina, Crosetto silenzia Francia e Polonia sull’invio di truppe Nato. E sui dossier…

Guido Crosetto cerca di abbassare i toni della tensione internazionale, provando ad allontanare lo scontro diretto tra Nato e Russia per via della guerra in Ucraina. “Francia e Polonia non possono parlare a nome della Nato, che fin dall’inizio è stata formalmente e volontariamente tenuta fuori dal conflitto. Portare truppe a Kiev significa fare un passo verso un’escalation a senso unico che cancellerebbe la strada della diplomazia. Non ha senso porre ora, dopo due anni di guerra, questo ragionamento”, le parole del ministro della Difesa pronunciate in un’intervista a La Stampa. 

 

  

 

Per Crosetto la sproporzione nelle truppe e la denuncia di Volodymyr Zelensky sui rifornimenti militari troppo lenti “sono temi rilevanti che ho sempre messo su ogni tavolo. Così come quello della conversione della Russia in un’economia di guerra, che la rende più attrezzata e agile della Nato nella produzione di armi. L’Occidente ha scoperto di avere una capacità produttiva molto inferiore rispetto a quella russa, e ha bisogno di tempo per invertire la rotta. Continuiamo a dare sostegno a Kiev, ma bisogna pensare a come aiutarli a riconquistare libertà, territorio e sicurezza anche in un altro modo, cioè attivando con maggior forza le vie diplomatiche. Ora si sta muovendo il presidente turco Erdogan, incontrando Zelensky. Mi auguro che su quel tavolo si possano fare passi avanti”.

 

 

Crosetto si è anche soffermato sull’inchiesta della Procura di Perugia sul presunto dossieraggio portato avanti dal finanziere Pasquale Striano: “Mi sono fatto una mia idea e spero che emerga dal lavoro di Raffaele Cantone, ma non la esporrò ora. Vedo un’agitazione molto diffusa, e non parlo degli indagati. In questi mesi sono stato attaccato con veline e articoli. Hanno cercato di spaventarmi e delegittimarmi. Penso che una commissione parlamentare d’inchiesta sia necessaria per ricostruire la credibilità delle istituzioni e per consentire al Parlamento di lavorare sugli strumenti legislativi con cui impedire altri abusi in futuro. Ma c’è un tempo per ogni cosa. Ora c’è l’indagine che sta portando avanti Cantone e l’idea di una commissione non deve depotenziarla, né fermare il lavoro già iniziato da Copasir e Antimafia”.