Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Elly Schlein avverte Giuseppe Conte: "Basta attacchi e mistificazioni"

  • a
  • a
  • a

Elly Schlein continua a definirsi «zen» e assicura di «non aver perso la calma» («Non ho il problema del testosterone io...», avrebbe scherzato con i suoi), ma dopo l’uno-due arrivato da Giuseppe Conte - con il no al sit in «ipocrita» sulla Rai e «i capelli dritti» per un Pd diventato a suo dire «bellicista» - la segretaria dem decide di parlare chiaro. «La gente ci chiede di costruire un’alternativa a questo governo di destra. Se qualcuno pensa di attaccare o insultare il Pd anziché il Governo sta sbagliando strada», dice a muso duro. La leader intende bloccare al più presto il fuoco ’amicò che arriva dal potenziale alleato. Intanto perché «dare l’idea che non ci sia un’alternativa significa fare un grandissimo favore a Giorgia Meloni», ma non solo. Schlein vuole anche spegnere sul nascere i malumori delle truppe dem, poco inclini a sopportare le entrate a gamba tesa dell’ex premier. Le varie anime dem, infatti, non hanno ben digerito le frecciatine arrivate dal leader M5S. «Conte ha i capelli dritti? Non mi occupo di tricologia - ironizza Lorenzo Guerini - il Pd è stato ed è dalla parte della difesa della libertà e della sovranità dell’Ucraina, dalla parte del diritto internazionale. Senza esitazioni o ambiguità». «Conte ha una memoria selettiva - gli fa eco Andrea Orlando - definire bellicista chi si è comportato esattamente come si comportò al tempo il M5S mi pare logicamente difficile da sostenere. C’è molta campagna elettorale».

Matteo Orfini è più diretto: «Sembra che Conte sia più attivo nell’apposizione al Pd che al governo. A noi spetta il compito di rafforzare il Pd, poi se matura una evoluzione del M5s ben venga, così è faticoso», ammette. Schlein, allora, decide di passare al contrattacco: «Io continuerò a lavorare nel modo più unitario possibile ma non siamo disponibili ad accettare costanti mistificazioni e attacchi che mirano al bersaglio sbagliato», taglia corto. Perché se è vero che «per litigare bisogna essere in due» e la segretaria Pd rivendica di non aver mai attaccato in modo polemico le altre opposizioni, è vero anche che un possibile braccio di ferro continuo da qui alle europee «non verrebbe capito dagli elettori», è il ragionamento. La leader del Nazareno torna poi sulla Rai e la battaglia lanciata a difesa del pluralismo e della libertà di stampa. Dice sì alla proposta arrivata da Avs per un lavoro comune alla riforma del servizio pubblico e poi attacca ancora Conte, che ha detto no a un percorso condiviso in materia: «Evidentemente non sentono come noi il problema e l’urgenza di intervenire rispetto all’uso propagandistico che questo Governo sta facendo della pubblica informazione», scandisce. Dal Movimento 5 Stelle non sembrano intenzionati ad alimentare polemiche. Fonti di via di Campo Marzio premettono che la battuta di Conte sui «capelli drizzati» e sul bellicismo era la risposta a una provocazione arrivata da Roberto Speranza sull’indecisione del leader M5S rispetto a Trump o Biden. Le stesse fonti leggono poi le parole di Schlein come parte di un normale confronto politico. Per i cinque stelle, insomma, non si tratta di un litigio ma di un confronto in atto: lo dimostrerebbe il fatto che oggi non siano uscite note o dichiarazioni in risposta agli esponenti del Pd o alla stessa segretaria. E di certo non serviva la presentazione del libro di Speranza - è il ragionamento interno al Movimento - per scoprire che esistono delle distanze tra i due partiti.

Dai blog