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Atreju, Sunak e Rama da Meloni siglano un patto sui migranti

Pietro De Leo

La terza giornata di Atreju, kermesse di Fratelli d’Italia, si è svolta con una impronta internazionale. La possibile presenza di ospiti stranieri, infatti, suscitava molta attesa già quando il programma era «in cottura». E la sessione, seguita per intero dalla premier Giorgia Meloni, ha fornito uno sguardo anche sulle partnership costruite dall’Italia in questo primo anno di governo. Si comincia con Edi Rama, primo ministro dell’Albania, Paese con cui l’Italia ha stretto un accordo, al momento sospeso dalla Corte Costituzionale del nostro interlocutore, per gestire un certo numero di richiedenti asilo. Tuttavia, sul buon esito dell’intesa, Rama si dice «fiducioso, perché l’accordo non ha niente di anticostituzionale». E ha aggiunto: «Attendiamo la decisione con calma, poi ci metteremo a lavorare bene». Peraltro, su un intesa simile, «abbiamo detto no ad altri Paesi, Paesi cugini, l'Italia è sorella». In ogni caso, «dire che questa è la soluzione è pretenzioso, ma è uno sforzo per trovarla in una situazione dove è chiaro che l'Ue non si capisce su soluzione nè sull'origine del problema». Peraltro, Rama svela un particolare sulla sua partecipazione ad Atreju, che testimonia come il valore dell’interlocuzione, a sinistra, sia alquanto labile: «Ho avuto un dialogo con il nostro Partito socialista europeo, perché per loro era impensabile che io avessi accettato di venire qui». E ironizza: «Mi hanno fatto pensare agli anni Ottanta...». Rama, poi, non risparmia una chiave di lettura del posizionamento politico di Giorgia Meloni: «Ho grande rispetto per lei» dice. E aggiunge: «È andata contro tutti i pronostici e sta cercando di convincere l'Europa che bisogna lavorare tutti insieme».

 

  

 

Parole molto propositive, dunque, da un esponente di un universo culturale (quello dei socialisti) antitetico rispetto a Fratelli d’Italia. Dove invece c’è sinergia totale è con il primo ministro inglese Rishi Sunak, giovane leader conservatore. E dà ampio riconoscimento alla sua interlocutrice italiana: «Giorgia Meloni è la prima leader a rivitalizzare il suo Paese a livello internazionale e interno: Margaret Thatcher è stata un'ispirazione per lei». L’immigrazione è stato, anche in questo caso, un tema fondamentale: «I nostri oppositori - attacca Sunak - vogliono mettere la testa sotto la sabbia, ma noi non lo faremo. Le gang criminali trovano i modi più brutti per sfruttare la nostra umanità, e pensano che non sia un problema mettere a rischio la vita delle persone mettendole in mare». E a questo proposito, rilancia il modello dei patti con i Paesi terzi. L’Italia, dice, «ha fatto un accordo con l’Albania e noi ne abbiamo fatto uno con il Ruanda, vogliamo interrompere il business di queste gang criminali».

 

 

I tre leader, peraltro, si sono ritrovati in un vertice e un pranzo di lavoro a Palazzo Chigi, al termine del quale è stata diramata una nota in cui annunciano di aver «concordato di intensificare ulteriormente la collaborazione fra i tre Paesi a contrasto dei trafficanti di esseri umani». In particolare, è stato annunciato «un primo progetto italo-britannico di rimpatri volontari assistiti nei paesi di origine predisposto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) a favore di migranti bloccati in Tunisia». Intanto ieri sera ci sono stati 61 i dispersi nel naufragio al largo delle coste libiche di un gommone, partito dalla città di Zwara, con a bordo 86 migranti.