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Governo, meno tasse per le famiglie: la Manovra parte da qui

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Luigi Frasca
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Taglio strutturale del cuneo contributivo per i dipendenti, interventi a favore delle famiglie numerose, provvedimenti correttivi sulle pensioni, come l’ipotesi della proroga di quota 103, estensioni delle norme sulla detassazione dei fringe benefit, delle tredicesime e degli straordinari. Sono questi i cardini della nuova Manovra economica su cui sta lavorando il governo e su cui, già oggi durante il primo Consiglio dei ministri, partirà il confronto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovrebbe illustrare i risultati delle prime simulazioni e fare il punto sulle risorse disponibili. Le discussioni politiche verranno estese ai leader della maggioranza lunedì 4 settembre in un vertice allargato al quale siederanno anche i capigruppo di Camera e Senato. A voler accontentare le richieste dei ministeri, che nei giorni scorsi hanno fatto pervenire i loro "desiderata" al Mef, ci vorrebbero oltre 40 miliardi, mentre per una manovra asciutta, ma che non tradisca la platea dei 13,8 milioni di lavoratori interessati dal taglio delle tasse in busta paga, ne servirebbero 25-30 miliardi. Ma al momento nelle casse dello Stato c’è molto meno, sebbene possa rafforzarsi il "tesoretto" da 4 miliardi emerso nel Def di aprile scorso se il deficit tendenziale 2023 risultasse più basso del programmatico (4,5%). Se questo fosse il caso si libererebbero risorse fino a 5-6 miliardi, quindi 1-2 miliardi in più rispetto alle attese.

 

 

A parte questa "eredità" reperita tra le pieghe dell’eventuale miglioramento delle stime sul rapporto disavanzo/pil di quest’anno le coperture restano esigue, a meno che non si voglia ricorrere alla leva del deficit. Dai tagli della spesa pubblica arriverebbero non oltre 1,5 miliardi di euro; il gettito della tassa sugli extra profitti delle banche (che però è un’entrata una tantum e dunque non può finanziare misure strutturali) è stimato intorno ai 2,5 miliardi; le accise garantirebbero circa 2 miliardi; i risparmi dell’assegno unico 1 miliardo. Altri 300 milioni di euro potrebbero emergere dalla spending review dei ministeri. Quindi a volere essere ottimisti si arriverebbe a 13 miliardi in totale, senza ricorrere al deficit. Cifra che da sola non riesce a coprire tutto: dalla flat tax al superamento della Fornero. Bisognerà fare delle scelte. Ma andiamo con ordine. Sugli extraprofitti Matteo Salvini ha ribadito che «l’obiettivo della Lega è continuare a mettere soldi per aumentare stipendi e pensioni prendendo anche un pò di soldi dalle banche. A fine anno avranno incassato oltre 40 miliardi di euro e se una piccola parte viene messa per aumentare stipendi e pensioni, sarò felice».

 

 

Mentre sulla detassazione per le famiglie numerose ha parlato il vice ministro Leo che ha ribadito la volontà del governo alla lotta alla detanalità. Leo ha anticipato che è allo studio sia un sostegno alle imprese che assumono donne appartenenti a nuclei familiari numerosi e sia per le famiglie con più di tre figli. Sul versante del reperimento delle risorse il ministro Urso ha spiegato come il mancato taglio delle accise sulla benzina servirà proprio per rendere strutturali i tagli del cuneo fiscale. Sarà un lavoro a lungo raggio ma con delle tappe precise. L’approvazione definitiva dovrà avvenire entro il 31 dicembre e l’entrata in vigore il primo gennaio del nuovo anno. Il primo appuntamento annuale è la presentazione il 27 settembre della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanze. Poi entro il 15 ottobre c’è la presentazione del Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e poi da approvare dal Parlamento entro la fine dell’anno. Seguendo questo iter il taglio delle tasse sulle tredicesime, ad esempio, entrebbe in vigore a dicembre 2024. Il governo però è al lavoro per individuare le risorse per riuscire ad anticipare il taglio delle tredicesime già a dicembre 2023.

 

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