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Il voto sugli aiuti all'Ucraina divide le opposizioni. Pd, M5 e Terzo polo: tre documenti

 Il 23 e il 24 marzo a Bruxelles si terrà il Consiglio europeo degli Affari Esteri e Difesa dove sul tavolo tornerà la questione Ucraina con un possibile nuovo invio di armamenti a Kiev. Giorgia Meloni, in preparazione al vertice, oggi alle 11.30 riferirà in Senato e mercoledì alle 9.30 alla Camera. Alla fine delle comunicazioni della premier Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia presenteranno una risoluzione unitaria. A dividersi saranno le opposizioni, con il Movimento 5 stelle, il Pd e il Terzo Polo che presenteranno tre documenti di indirizzo diversi.

Il Movimento 5 stelle voterà no. La linea dei pentastellati non cambia, votarono contro anche l’11 gennaio al Senato, quando il decretò passò con 125 sì, 28 no e 2 astenuti. Allora il senatore grillino Ettore Licheri disse: «Il M5S non voterà più l’invio delle armi in Ucraina e a testa alta dice viva la pace, viva l’Ucraina». Parole a cui tennero fede anche durante la votazione del 24 gennaio alla Camera quando il decreto passò con 215 sì e 46 no stabilendo la cessione di armamenti a Kiev fino al 31 dicembre 2023. In quell’occasione Marco Pellegrini, capogruppo del M5S in Commissione Difesa a Montecitorio, denunciò: «Cosa faremo quando Zelensky ci chiederà non più solo armi, ma anche uomini? È ipocrita chi parla di pace e, nello stesso momento, sposa la via dell’escalation militare. Dite la verità ai cittadini: l’Italia e l’Europa stanno entrando in guerra.
Abbiate il coraggio di dirlo".

  

 

Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle, manterrà la stessa linea utile anche per accreditarsi come l’unico partito contro il sostegno militare a Kiev, insieme a Alleanza Verdi-Sinistra italiana. Un modo per continuare la sua personale guerra ad accaparrarsi l’elettorato di sinistra a scapito del Pd targato Schlein.

La segretaria del Partito democratico avrebbe trovato una soluzione da «equilibrista» per non sconfessare la sua posizione pacifista e, allo stesso tempo, non tradire l’orientamento atlantista. La soluzione cerchiobottista crede nel «diritto del popolo ucraino all’autodifesa», ma vuole escludere il nuovo invio di armi. La fiera dell’indecisione si completa con la richiesta affinchè il governo chieda agli organi comunitari europei la promozione di un’iniziativa diplomatica per la pace.
Se ci sarà un voto per parti separate i dem sperano di trovare un appoggio dai 5 Stelle proprio su questa richiesta.
Sul tema dell’invio delle armi Schlein ha tenuto una posizione alterna. Il 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione, da vice presidente dell’Emilia-Romagna twittò che: «L’attacco di Putin all’Ucraina è un atto criminale che costerà vite umane e sofferenza specie fra i civili.

 

L’UE e l’Italia, che ripudia la guerra, rispondano uniti con fermezza e senza ambiguità. Serve ogni sforzo e una mobilitazione internazionale per fermare questa follia».

Poi il 18 marzo su La Repubblica ribadì: «Penso che la pace non si faccia con le armi», ma lasciando una porta aperta: «Non mi sento di demonizzare chi ha risposto a una precisa richiesta della resistenza ucraina».

Per poi arrivare al 25 settembre, sempre del 2022, quando votò a favore dell’invio delle armi fino alla fine del 2023, votando contro le risoluzioni di M5S e Avs che chiedevano al governo di sospendere la fornitura di armi all’Ucraina. Ultima tappa: il 24 gennaio 2023 quando vota a favore della conversione in legge del decreto legge che ha prorogato per tutto il 2023 l’invio di aiuti militari agli ucraini. Oggi quindi voteranno a favore: Pd e Terzo Polo, mentre il Movimento 5 Stelle proseguirà per la linea del no. Gongola la maggioranza, Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di FdI alla Camera, ha dichiarato: «Pd e Cinque Stelle non saranno più alleati di fatto, quando in Parlamento, si discuterà sulla guerra in Ucraina e i due partiti si esprimeranno su posizioni totalmente diverse».