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Eurotassa, il governo non molla: "Non accetteremo mai l'obbligo delle case green"

Gaetano Mineo
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Bruxelles torna sulle case green. E si riaccende il dibattito sulla direttiva europea per l’efficienza energetica delle abitazioni. Il governo Meloni non molla: la norma comunitaria così com’è va cestinata. E questo nonostante l’Europa tenta di addolcire la pillola, attraverso il relatore del Parlamento europeo sulla direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, Ciarán Cuffe (Verdi-Efa). Il parlamentare irlandese, sostiene che ci sia stata «molta disinformazione in Italia», poiché «si è detto che Bruxelles dirà agli Stati membri cosa fare, ma nulla è più lontano dalla realtà». Non solo. L’eurodeputato aggiunge che le modifiche apportate dall’Europarlamento «lasciano ampia flessibilità agli Stati per i loro Piani nazionali di ristrutturazione», oltre al fatto che contribuiranno «a creare lavoro e a mettere a disposizione dei cittadini europei case che consumano meno energia migliorando la qualità della loro vita».

Una sorta di decelerazione che non fa indietreggiare di un centimetro il ministro della Infrastrutture, Matteo Salvini. «Per raggiungere l’efficienza energetica delle case italiane bisogna aiutare e sostenere famiglie e imprese, senza obbligare e senza penalizzare, altrimenti la direttiva che vuole l’Europa diventerebbe una patrimoniale – scandisce il vice premier leghista -. Non si possono mettere a rischio due pilastri degli italiani come la casa e l’auto nel nome della sostenibilità: in un momento delicato come questo serve buonsenso». E annuncia che domani, quando il voto sulla direttiva arriverà in commissione a Bruxelles, «la Lega si opporrà alla nuova tassazione europea sulla casa».

Ricordiamo che il testo, ancora provvisorio, dopo il voto di domani in commissione Itre, approderà in Plenaria a marzo. Lo stesso Cuffe sottolinea che «stiamo richiedendo di definire la nuova classe energetica G come il 15% degli edifici con le prestazioni peggiori in quello stato membro. Quindi – spiega il parlamentare irlandese questo consente la flessibilità pur rendendosi conto che paesi come la Finlandia hanno prestazioni energetiche molto elevate e altri stati membri sono piuttosto inferiori. Pertanto, a ciascuno Stato membro viene chiesto proporzionalmente di affrontare gli edifici con le peggiori prestazioni in quello stato. E penso che abbiamo molta flessibilità».

Dichiarazioni che non fanno presa nella maggioranza che continua a bocciare la direttiva comunitaria. Direttiva che non va giù neanche al ministro per la Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui «va sicuramente emendata per adattarla al contesto italiano che è diverso e speciale rispetto a quello europeo». Cosa, fra l’altro, di cui ancora Cuffe non solo n’è consapevole ma «non ho dubbi che ci sono alcune abitazioni non solo in Italia, ma in ogni Stato membro, che non saranno ristrutturate tra 600 anni. Ma più realisticamente, vogliamo raddoppiare i tassi di ristrutturazione in Europa». E ciò nulla ha a che fare, quindi, con l’obbligatorietà dell’applicazione della direttiva, basterebbero delle linee guida per incentivare l’efficienza energetica della case. «Pur condividendo la necessità di ammodernare da un punto di vista ambientale ed energetico i nostri appartamenti- dichiara Mauro Rotelli, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Ambiente - riteniamo che quest’operazione vada fatta perseguendo obiettivi realistici e un lasso di tempo temporale consono».

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