il leghista

Il centrodestra elegge Fontana, ma poi si spacca. Il caso delle schede nulle

Dario Martini

La giornata si apre con la vittoria di Matteo Salvini che, dopo aver prenotato sei ministeri, incassa anche la presidenza della Camera con il voto quasi compatto del centrodestra, Forza Italia inclusa, per Lorenzo Fontana. E si chiude, a sera, con la risposta di Giorgia Meloni a Silvio Berlusconi: «Nei suoi appunti mancava un aggettivo, che non sono ricattabile». Il riferimento è al foglio su cui il Cav due giorni fa al Senato ha scritto parole molto poco lusinghiere nei confronti della leader di FdI, tra cui «prepotente» e «arrogante». Eppure, prima che lo scontro Meloni-Berlusconi deflagrasse, la giornata sembrava indirizzata verso il meglio. È mezzogiorno quando Fontana, ministro della Famiglia nel primo governo Conte, viene eletto alla terza carica dello Stato. Anche gli azzurri, che il giorno prima al Senato non hanno sostenuto Ignazio La Russa, si allineano al diktat di coalizione. Il leghista prende 222 voti su 392 presenti. Otto gli assenti. Undici schede nulle. Sei bianche. A Montecitorio il centrodestra può contare su 237 voti, ma un deputato (Andrea Orsini) è assente per Covid, quindi all'appello ne mancano quattordici. Chi sono i frondisti? Pare che sulle undici schede non valide sia stato scritto «Attilio» e non «Lorenzo Fontana». Confondere il deputato leghista con il governatore della Regione Lombardia sarebbe stato un errore voluto. Un'indicazione che potrebbe suonare come un avvertimento - fa notare l'agenzia Dire - visto che solo pochi giorni fa Berlusconi aveva assicurato a Salvini che anche il suo partito puntava per il rinnovo di Fontana (Attilio) al vertice della Lombardia alle prossime elezioni. Una piccola fronda, insomma, che non ha pregiudicato il risultato finale.

 

  

 

Comunque sia, al secondo posto si piazza Cecilia Guerra, candidata del Pd, con 77 voti, e poi Federico Cafiero de Raho, dei 5 Stelle, con 52. Quarto è Matteo Richetti del Terzo polo con 22, tre in più di quelli del suo gruppo. Un voto a testa, infine, va al leghista Riccardo Molinari e alla dem Debora Serracchiani. Non appena l'aula ha la certezza che Fontana è il nuovo presidente, il centrodestra scoppia in un fragoroso applauso. L'opposizione resta muta. Non c'è da sorprendersi. L'applauso comune è prassi solo al Senato, quando tutto l'emiciclo rende tributo alla seconda carica dello Stato. Fontana è raggiante. La prima cosa che fa è andare a cercare Salvini, che lo aspetta in Transatlantico. I due si abbracciano come due vecchi amici che festeggiano un gol della squadra del cuore. Poi, dopo pochi minuti, Fontana rientra in aula per il consueto discorso inaugurale. I primi ringraziamenti sono dovuti: a Sergio Mattarella e a Ignazio La Russa. Poi rivolge un saluto a Papa Francesco, «riferimento spirituale della maggioranza degli italiani». Un grazie «particolare» va anche a Umberto Bossi, «senza il quale non avrei mai iniziato la mia carriera politica». A questo punto, il discorso del neo presidente si fa politico.

 

 

È un appello alla tutela delle «diversità», un invito a «non cedere all'omologazione». «La nostra è una Nazione multiforme - dice - che parte dalla geografia fino alle diverse realtà storiche, culturali, territoriali, che l'hanno formata e resa il grande Paese che è oggi. La ricchezza dell'Italia risiede proprio nella sua diversità e il compito delle istituzioni italiane è proprio quello di sublimare tali diversità e valorizzarle anche attraverso le autonomie nelle modalità previste e auspicate dalla Costituzione». E ancora: «Il ruolo del Parlamento, sia all'interno delle aule che nella rappresentanza estera, non deve prescindere dalla valorizzazione delle diversità e non deve cedere all'omologazione. L'omologazione è uno strumento dei totalitarismi, delle imposizioni centrali sulle espressioni della volontà dei cittadini». Poi la citazione: «Il Beato Carlo Acutis disse: "Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie", era un ragazzo di 15 anni. L'Italia deve dare forza alla propria peculiare natura, senza omologarsi a realtà estere o monolitiche e a culture che non diversificano. La ricchezza dell'Italia e la ricchezza dell'Europa sta proprio nella diversità». Meloni ascolta e applaude: «Congratulazioni e auguri di buon lavoro. FdI ha votato Fontana convintamente e siamo certi che saprà ricoprire questo ruolo prestigioso con senso delle istituzioni, equilibrio e imparzialità». Il difficile, però, viene adesso. Per governare, Meloni dovrà prima ricucire con Berlusconi.