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Governo, il centrodestra prepara la squadra: “Qualità prima dei numeri”. Dentro i big

Daniele Di Mario

Una notte per festeggiare. Poi subito al lavoro. Giorgia Meloni studia i principali dossier per prepararsi a essere chiamata a nuovi «ruoli previsti dalla Costituzione», come dice il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. Meloni «studia» da premier, in parole povere. Ed è inevitabile che, all'indomani della vittoria elettorale del centrodestra, parta il totoministri. «Sarebbe prematuro e irrispettoso fare nomi. Sarebbe una sgrammaticatura istituzionale a cui non ci prestiamo», è l'altolà che arriva da Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI che in molto pronosticano come possibile ministro, nonostante le sue rispettive smentite. Così come non dovrebbe ricoprire un ruolo da ministro lo stesso Lollobrigida: troppo importante il suo ruolo da capogruppo nell'Aula di Montecitorio. «Faccio quello che serve, come al solito», taglia corto a caldo. Sulla formazione del governo, Lollobrigida spiega che non ci saranno problemi con Lega e Forza. «Abbiamo dimostrato di avere più a cuore gli interessi dell'Italia che del partito», dice invitando a non costruire polemiche inesistenti con gli alleati: «I numeri non sono mai stati oggetto della composizione delle squadre, e lo stesso vale per le tessere di partito, poiché abbiamo sempre detto che puntiamo alla qualità. Leggo da Salvini dichiarazioni chiare, molto affettuose nei confronti di Meloni e Berlusconi. Si tenta di inventare polemiche».

 

  

 

Il capogruppo FdI in Senato Luca Ciriani annuncia un vertice tra i leader della coalizione già nei prossimi giorni, anche se non ci sono date fissate: «È inevitabile e si terrà in tempi ragionevoli», garantisce Ciriani. Più che al governo, in casa Fratelli d'Italia si guarda ai numeri in Parlamento. «C'è soddisfazione per il fatto che ci sia una maggioranza stabile non solo alla Camera ma anche al Senato, è una buona notizia non solo per noi ma per l'Italia. C'è la possibilità per un governo di legislatura», spiega ancora Donzelli. Quanto al governo, i riflettori - anche del Quirinale - sarebbero puntati su tre ministeri cardine: Economia, Esteri e Difesa. Per via XX Settembre Fabio Panetta si è detto indisponibile (punterebbe al vertice di Bankitalia: il mandato di Ignazio Visco termina nell'ottobre 2023). Si ipotizzano i nomi di Lorenzo Bini Smaghi, Domenico Siniscalco o Maurizio Leo. Per la Farnesina Forza Italia spinge per Antonio Tajani (che potrebbe anche andare a presiedere la Camera), resta in campo l'ipotesi di un ritorno di Giulio Terzi di Sant'Agata. Per la Difesa c'è l'ipotesi Guido Crosetto, ben visto anche come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. C'è poi da sciogliere il nodo del Viminale, rivendicato da Matteo Salvini. Sarà uno dei primi nodi da sciogliere. In caso in cui all'Interno dovesse andare un tecnico (magari un prefetto come Pecoraro o Piantedosi), il segretario leghista potrebbe optare per le Infrastrutture.

 

 

In quota Lega si spinge per Gianmarco Centinaio all'Agricoltura e per Giancarlo Giorgetti. Per la Giustizia in pole ci sarebbe il magistrato Carlo Nordio, ma non sono da scartare le ipotesi avanzate dal Carroccio di Giulia Bongiorno o Simonetta Matone. Agli Affari Europei potrebbe finire Raffaele Fitto. Per un posto nell'esecutivo si parla anche di Giulio Tremonti (ma non al Mef), Marcello Pera, Ignazio La Russa. Di nomi se ne fanno tanti. Anche troppi. Fonti di centrodestra riferiscono che il dossier non è stato ancora affrontato. I leader ne parleranno più avanti nel corso di un vertice. Bocche cucite comunque, anche per rispetto nei confronti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E, in ogni caso, l'eventuale lista resterà segreta fino all'ultimo. Nel frattempo il totoministri impazzerà per settimane.