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Vittorio Sgarbi insiste con il suo progetto di scuola: "Ingresso alle 10 e vacanze fino a ottobre"

Valentina Conti

«A scuola non prima delle 10». La proposta lanciata in un tweet da Vittorio Sgarbi, candidato - nel collegio uninominale di Bologna, feudo Pd, in sfida diretta con Pierferdinando Casini - della coalizione di centrodestra al Senato alle prossime politiche, ha scatenato reazioni parecchio perplesse di mamme e papà che al mattino lavorano e non sanno dove lasciare i propri figli e come organizzarsi logisticamente. Lui tira dritto sulla sua idea che è pure avvalorata, sul piano didattico, da non pochi studi in materia che evidenziano come l'inizio delle lezioni tra le 8 e le 8.30 non sia proprio funzionale alla produttività dello studio. E la spiega semplicemente: «Lo so benissimo che esiste un segmento di umanità composto da persone che svolgono il mestiere dell'impiegato di banca, del dipendente etc., che hanno orari da rispettare, facendo magari un lavoro che non è quello che avrebbero voluto nella vita. Ma io mi rivolgo alla fascia dai 18 ai 30 anni, cioè a chi è appena uscito dalla scuola o cerca lavoro o a chi fa un lavoro libero da vincoli. Ed è chiaro che loro trovano formidabile la mia proposta. Il tema fondamentale è questo. Ma poi che ca... di motivo c'è per svegliarsi alle 7 e alle 8 trovarsi davanti un prof che ti parla di Seneca quando non sei ancora praticamente sveglio?». «Lo capisco questo segmento - dice a Il Tempo il noto e fervido critico d'arte ferrarese e attuale primo cittadino di Sutri - certo che a loro non conviene. Ma io non lavoro per i genitori, lavoro per la libertà», dice leggendo ad alta voce al telefono i numerosi messaggi WhatsApp che gli sono arrivati sulla proposta.

 

  



Ha raccolto più commenti positivi o negativi?
«Più messaggi pro che contro. E non solo dai più giovani. A parte i "parrucconi"... Ecco, le leggo Rosalba: una professoressa che avrà intorno ai quarant'anni. Mi ha scritto "Li hai tutti risvegliati (anche se li fai dormire un'ora di più i ragazzi)"».

Come le è venuta in mente questa idea?
«Da sempre penso alla scuola. Perché ci sono due cose che non sopporto, in generale: gli autovelox e l'apertura delle scuole».

Perché ce l'ha tanto con l'entrata a scuola?
«È fuori dalle mie funzioni di dogmatismo l'ingresso in classe alle 8-8.30. Pensi a chi volesse fare una scoperta: a quell'ora lì, arrivando anche alle 7, non scopri niente, non sei concentrato, devi scappare, hai fretta...».

Dunque?
«Diversamente, entri alle 10 e ascolti un prof in tranquillità. Oltre agli orari "aperti", per la scuola ho un'altra proposta».

 



Quale?
«La riapertura delle scuole non a settembre, ma il primo ottobre: in Sicilia, a Salemi, da sindaco ho imposto la riapertura più tardi del consueto, il 29 settembre».

Perché a ottobre e non prima?
«Fa ancora caldo a settembre, si va al mare. Ecco, queste sono le mie riforme sul mondo dell'istruzione. Saranno idee che non piacciono ad alcuni, ma piacciono ad altri. Dividiamo il mondo. Mandiamo a scuola Letta alle 8 e tutti gli altri alle 10... (ride, ndr)».

Se a vincere le elezioni il 25 settembre sarà il centrodestra sarà lei il Ministro dell'Istruzione?
«In caso, ministro della Cultura. Ma chi può dirmi di no? Chi può dire di no a Sgarbi? Chiunque sarà il titolare del ministero dell'Istruzione andrò a parlargli o a parlarle sul tema dell'apertura dell'orario a scuola e sul fatto che gli istituti vanno riaperti il primo di ottobre, per portare avanti progetti più dinamici per la scuola».