effetti del voto

Giustizia, con il fallimento del referendum è a rischio la riforma del Csm. Il governo fa muro

Tommaso Carta

La riforma del Csm torna all'attenzione della maggioranza: obiettivo portarla in aula al Senato - senza modifiche - domani. Il testo Cartabia, all'esame della commissione Giustizia di palazzo Madama, riprende il suo iter dopo il flop del referendum e il guardasigilli vuole metterla a riparo dalle fughe in avanti di Lega e Italia viva pronte a rivendicare le modifiche non incassate a Montecitorio. Ci sarà infatti stamattina una riunione di maggioranza con la titolare della riforma e il ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D'Incà, per trovare la quadra e far procedere spedito il disegno di legge. Lo stop dovuto alle elezioni - amministrative e referendarie - è stato concesso, ma ora - filtra da ambienti di via Arenula - non si può più perdere tempo. La Lega, reduce del fallimento dei referendum sulla Giustizia, promette battagli. 

 

  

 

«Questa riforma è nell'interesse di tutti, sarà un percorso più tortuoso ma si farà. La riforma Cartabia? Quella della Cartabia non è una riforma ma una correzione ad alcuni punti del sistema. È positiva ma è blanda e poco incisiva sul sistema. È una correzione, noi vogliamo renderla più incisiva, ha aspetti positivi ma va migliorata. Non aspettiamoci la rivoluzione, quella era possibile con il referendum e ora richiederà percorso più lungo», scandisce Giulia Bongiorno. Per la responsabile giustizia della Lega bisogna ripartire dal «mancato raggiungimento del quorum, dovuto alla mancata comunicazione: nessuno sapeva di questi referendum. Solo alla fine si è fatto allarme, questo è un flop. Ma non dimentichiamo l'esito del "Sì" che ha prevalso sul "No". Chi comunque è andato a votare ha detto sì, siamo d'accordo. E da lì ripartiamo».

 

 

Auspicio, quello di migliorare la riforma, che trova l'intesa con Italia Viva. «Milioni di persone che hanno votato sì - dice Matteo Renzi - sanno che daremo loro una casa seria e decisiva per il futuro del Paese. Continueremo la nostra battaglia non solo attraverso il libro ma anche e soprattutto in Parlamento. Una riforma ci vuole. E non è la riforma Cartabia. Ne parleremo giovedì in Senato». Di segno opposto la dem, Simona Malpezzi, che auspica «che tutta la maggioranza sia compatta nel procedere. Questa è una riforma che riguarda il Pnrr e che quindi fa parte degli accordi di governo».