in senato

"La verità sulle armi a Kiev e lo stato d'emergenza", Paragone incendiario in Senato: così fulmina governo e Ue

Un discorso controcorrente quello pronunciato da Gianluigi Paragone, senatore e leader di Italexit, contro la risoluzione, poi approvata dall'Aula, che impegna a inviare aiuti e armi all'Ucraina. "La Germania torna ad armarsi perché nulla sarà come prima dopo le armi bianche dell'austerity, e a Berlino devono avere pensato che forse è il momento di investire nuovamente in armamenti ben al di sopra di quel tetto del 2% del PIL usato finora come limite - attacca Paragone -  l'Unione Europea è quell'unione che ci doveva garantire la pace, che non ha una politica di difesa né una politica estera ma ha la moneta unica, e spende 450 milioni in armi". 

 

  

Paragone denuncia il "gioco delle parti per continuare a stuzzicare colui che resta l'aggressore, perché Putin ha attaccato arbitrariamente, ma nei confronti del quale si sta giocando da tempo una pericolosa partita puntellata di provocazioni". Il senatore parte con l'elenco: "Nel marzo del 2021 Biden definisce Putin un killer, quel Biden padre di un investitore in Ucraina di gasdotti".

Paragone tocca anche la politica europea nei confronti dell'Ucraina: "14.000 morti tra civili e militari nel Donbass in 7 anni di conflitto ma è adesso che bisogna armarsi. Non male come idea di costruzione della Pace", attacca Paragone che chiede sulla Nato "una discussione matura e  leale perché così non ha logica". 

 

Naturalmente nel mirino del senatore c’è anche il governo di Mario Draghi che "ci propone l'ennesimo stato di emergenza per proseguire sul crinale di un presidenzialismo sgangherato e privo di un controllo parlamentare". Il premier finisce sulla graticola di Paragone, tra i più critici su obbligo vaccinale e green pass, anche per la gestione della pandemia: "Questo governo ha chiuso gli occhi dinanzi all'articolo 32 della Costituzione", quello per cui nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge, "creando più danni, dolore e divisioni della pandemia. Non si ripeta tragicamente questo errore chiudendo gli occhi dinanzi all'articolo 11", ovvero quello che stabilisce che l'Italia ripudia la guerra. No allo stato di emergenza, no all'intervento armato, no all'acquisto di armi ma sì a una trattativa vera per la pace, conclude Paragone.