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Il senatore del Pd pentito per non aver sottoscritto i referendum sulla giustizia. Ma li voterà

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Il senatore del Pd è pentito di non aver firmato i referendum sulla giustizia. Ma ora farà campagna elettorale. A parlare è l’esponente del Pd Salvatore Margiotta. Il senatore si è fatto vivo con un semplice, ma significativo tweet. E ogni parola ha un senso politico inequivocabile. Anzitutto il “pentimento”. Scrive Margiotta: “Sono pentito di non aver firmato”. Offrendo anche i suoi perché rispetto alla mancata sottoscrizione dei quesiti referendari sulla giustizia: “Per disciplina di partito, e per rispetto del mio stesso ruolo in Parlamento”. E la promessa finale: “Se la Corte li ammetterà, farò la mia parte nella campagna referendaria”.

È comunque interessante quella frase: “Per disciplina di partito”. In pratica – pare di capire – il Pd ha deliberato di impedire ai propri parlamentari e ai propri iscritti di poter sottoscrivere quesiti referendari che attengono ai diritti di libertà.

 

Sarebbe da auspicare che il senatore Margiotta abbia inteso male la volontà del Nazareno, perché sarebbe davvero triste l’affermazione di una volontà partitocratica spinta fino a quel livello. Ma resta sicuramente positivo il pronunciamento del parlamentare del Pd. Ad esso si accompagnerà probabilmente anche l’impegno di altri dirigenti e militanti del suo partito che vogliano affermare il valore del garantismo nella legislazione sulla giustizia. E nessuna toppa parlamentare potrà impedire ai cittadini di pronunciarsi con libertà a consapevolezza. Ora occorre aspettare solo il verdetto della Corte Costituzionale, chiamata martedì a pronunciarsi sull’ammissibilità dei referendum promossi dalla Lega di Salvini, dal partito radicale e da ben nove consigli regionali.
f.s.

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