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Quirinale, prova Casini ma su di lui nessun plebiscito. Altrimenti c'è Draghi

Terzo giorno delle votazioni per il Quirinale, terza fumata nera: in conclave ancora nessuno è entrato Papa e ne è uscito né Papa e manco cardinale. In aula qualcosa si è mosso, tanto è che questa volta è stata lontanissima dal quorum perfino la scheda bianca, che resta la più votata da parlamentari che ancora navigano insieme ai loro leader nella nebbia più totale. Il più votato è stato l'attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha raccolto 125 preferenze, il triplo ed oltre rispetto al giorno precedente: pare che gran parte arrivassero dalle fila del M5s, dove i più sarebbero felicissimi di non toccare proprio nulla dell'assetto istituzionale esistente godendosi l'indennità parlamentare e i relativi rimborsi fino al termine della legislatura.

 

  

 

Sorprendente il secondo posto conquistato da Guido Crosetto che ha ottenuto 114 preferenze, una cinquantina in più dei 63 grandi elettori di Fratelli di Italia che ieri mattina in extremis ha scelto di puntare su di lui. Cresciuti i voti anche del magistrato Paolo Maddalena (61), indicato dal gruppo formato dai grillini espulsi dal movimento. Un gradino sotto il podio con 52 voti il candidato che in questo momento sembra favorito: Pier Ferdinando Casini, che secondo il pissi pissi di palazzo avrebbe chiesto in mattinata di iniziare ufficialmente la corsa ottenendo la preferenza dal gruppo di Italia viva e da altri centristi con la sola eccezione di Matteo Renzi che ieri avrebbe votato- unico- l'ex magistrato garantista Carlo Nordio indicato il giorno prima nella rosa del centrodestra insieme a Marcello Pera e Letizia Moratti.

 

 

E' la cronaca d'aula di ieri. E conta poco visto che nessuno è stato eletto o si è avvicinato né al quorum dei due terzi richiesto ieri per l'ultima volta né a quello della maggioranza assoluta dell'assemblea che varrà da oggi in poi. Ma è fuori dall'aula che si svolgono i giochi veri, negli incontri e nelle telefonate fra i leader di tutti i partiti o almeno di quelli che stanno muovendo la trattativa, che sono tre prima di tutti: Matteo Salvini, Enrico Letta e Giuseppe Conte. Cosa è accaduto fuori dall'aula? Ci si perdoni il gioco di parole, ma ieri è stata “una giornata del Cas”. Tre i nomi intorno a cui è ruotato il chiacchiericcio e anche il fiume di dichiarazioni pubbliche e indiscrezioni dal sen sfuggite, e tutti e tre i loro cognomi inziano con quelle lettere: Casellati Elisabetta, protagonista della mattinata. Cassese Sabino spuntato fuori a sorpresa in serata. E Casini Pierferdinando che è restato la vera ombra che man mano si è materializzata. Dal nome del presidente del Senato sarebbe partito Salvini la mattina, facendo trapelare l'idea di un blitz per portarlo al voto nella speranza di un appoggio sotterraneo di Renzi e di Conte. Ma sulla ipotesi è piombata via tweet la frenata del segretario del Pd che ha minacciato di fare fuoco e fiamme se qualcuno dentro o fuori dal suo schieramento ne fosse mai stato tentato, fino a profetizzare la caduta del governo in carica e il dissolvimento della sua maggioranza. Il nome di Cassese è apparso a sera perché è stato pizzicato Salvini a casa del professore. Tutti però ignorano cosa sia avvenuto fra quelle mura. 

 

 

Casini – il terzo Cas- è il candidato che al momento potrebbe raccogliere un consenso più trasversale di altri. Ma su quel nome non è che ci sia un plebiscito. Con un buon numero di franchi tiratori all'interno potrebbe essere giocato nella maggioranza che sostiene il governo Draghi. Con il rischio però- per Salvini- di spaccare il centrodestra lasciando Giorgia Meloni sia al di fuori del governo che al di fuori della scelta del Capo dello Stato. Ne discuteranno stamattina all'alba dentro lo schieramento, ma sembra assai improbabile che Fratelli di Italia possa mandare giù quel candidato che non è di centrodestra (lo fu), e nemmeno super partes visto che si trova in Parlamento  parlamento perché eletto nelle liste del Pd. Il tema che vale per Salvini e Meloni come sull'altro fronte per Conte e Letta non è da poco: avere a cuore la salvezza della strana maggioranza di governo o quella del proprio schieramento di appartenenza? E rischiare l'una e l'altra pur di sbloccare la partita ed eleggere un Capo dello Stato sulla spinta di un'opinione pubblica che non capisce un granché i giochi di palazzo? Questa lunga notte che trascorrerà fra noi che scriviamo e voi che ci state leggendo scioglierà forse il dilemma. Altrimenti servirà tutta la giornata di oggi e la prossima nottata. Ma entro fine settimana l'Italia avrà un nuovo presidente. Oggi è in pole Casini, l'ultima ratio resta sempre quella di Mario Draghi, boccone amaro da tirare giù per tutti. In mezzo la creatività di King maker che onestamente oggi non si vedono.