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pronti a sparare

Il triste Natale dei franchi tiratori, tra auguri e scongiuri: sarà l’ultimo a Palazzo?

Telefoni bollenti oggi per i franchi tiratori del Parlamento. La speciale categoria di color che son sospesi (alla legislatura) teme che sia l’ultimo onorevole Natale. E più che farsi gli auguri si scambiano gli scongiuri. Perché rischiano di cappottare a febbraio, quando si dovrà scegliere il successore di Sergio Mattarella. I fucilieri più pronti a fare fuoco contro i candidati stanno soprattutto nelle file del Pd e dei Cinque stelle, come sveleremo fra poco. Non è che nel Centrodestra non ce ne siano, ma magari saranno più neutralizzabili e da Arcore partiranno una marea di telefonate di rassicurazione come solo Silvio Berlusconi sa fare. Lega e Fratelli d’Italia promettono fedeltà e siccome ci tengono a governare l’Italia i loro impegni sono più credibili. Semmai, i loro franchi tiratori vanno cercati in chi ha litigato con i capi, che però sapranno farsi perdonare.

Enrico Letta minaccia di far fuori i franchi tiratori sul Quirinale. E il voto segreto che fine ha fatto?

Guai grossi in vista per Enrico Letta e Giuseppe Conte. I loro franchi tiratori hanno la lingua che si assapora continuamente le labbra, pronti come sono a sparare sul proprio quartiere generale. Nel Pd il voto per il Quirinale assomiglierà a un congresso di partito: dopo le amministrative non si contano i disastri politici targati Letta, che ha perso centralità attaccandosi al carro di Draghi. Tra un paio di mesi quel sondaggio che lo da’ in testa sarà carta da coriandoli. Buono per il Carnevale più che per le elezioni.

Mario Draghi allarma i peones. Il voto anticipato spaventa chi non è sicuro della rielezione

I grillini, se possibile, passeranno un Natale ancora più dubbioso, si guarderanno di traverso, ognuno indicherà il nemico e malediranno quel loro referendum che ha triturato il numero dei parlamentari. Ne saranno proprio loro le vittime più consistenti. La loro domanda è: come restiamo almeno un altro anno alla poltrona? Accomodiamoci per una trentina di scrutini, promettono e minacciano. Ma sarebbe un motivo in più per mandarli tutti a casa prima del tempo.

Anche Mario Draghi dice le bugie. Il piano del governo è a metà e non si è mai vista un'autocandidatura

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