strade opposte

Il M5S si spacca: Conte se ne infischia della Raggi e si schiera con il Pd a Roma

Gaetano Mineo

Il MoVimento Cinque stelle, a Roma, si spacca sull’appoggio alla candidatura a sindaco dell’esponente Pd, Roberto Gualtieri. È ufficiale: Virginia Raggi tira dritto per la sua strada in barba alle intenzioni del suo presidente, Giuseppe Conte, uscito allo scoperto a cinque giorni dalla riapertura delle urne per il ballottaggio. «Voterò Gualtieri», annuncia l’ex premier aumentando sempre più le distanze con la sindaca uscente pronta a conquistarsi la leadership del partito nella Capitale. L’endorsement di Conte per Gualtieri arriva ieri pomeriggio poco dopo la fine di due vertici entrambi 5 stelle: uno guidato dalla Raggi, l’altro, da Conte. Un segnale chiaro di due strade diverse, nonché preludio dell’uscita dell’ex premier a votare l’esponente Dem. E così, mentre nella sede del movimento la sindaca uscente di Roma, Virginia Raggi, tiene l’incontro a cui ha invitato consiglieri comunali e parlamentari capitolini per parlare del suo progetto politico, facendo carta straccia della linea del partito, a poco più di cento metri, il presidente dei pentastellati alla Camera ha dato vita a una serie di incontri in vista del voto di domenica. E non tanto, parlando dello scenario romano, ma di quello campano soprattutto.

 

  

 

Infatti, negli uffici 5 Stelle di Montecitorio si è svolto un altro colloquio, quello tra Conte e alcuni eletti campani, nel quale s’è discusso il nodo ballottaggi a Benevento e Caserta. Certo, due diversi momenti di confronto a Roma, alla stessa ora, proprio alla vigilia del voto con la Raggi che lavora a un progetto politico e Conte che parla dei ballottaggi in Campania, non è certo una tattica da Oscar. Potrebbe essere, invece, il risultato del faccia a faccia di lunedì, tra l’avvocato e la prima cittadina che stando ai rumors sarebbe stato abbastanza acceso. Che le strade sembrano sempre più divise, tra la sindaca e l’ex premier, ne dà traccia la stessa Raggi, sintetizzando l’incontro di ieri: «Una riunione nella quale abbiamo iniziato a riorganizzare il lavoro che dovremo fare a partire dalle prossime settimane. Si riparte dai territori, è la prima di tante riunioni che faremo per riorganizzare il lavoro su Roma. Tutto qui». Tutto qui? Se le parole hanno un senso, la sindaca parla già da leader, scandendo «territori», «tante riunioni» e «riorganizzare». A dar man forte all’ipotesi, nel corso del summit, secondo quanto apprende l’Adnkronos, la prima cittadina pentastellata avrebbe confermato la sua intenzione di prepararsi a «cinque anni di opposizione», senza esprimere indicazioni di voto in vista del ballottaggio. Quindi, rafforzamento della struttura territoriale del M5s e recupero dei voti rimasti "congelati" a causa dell’astensionismo. Tuttavia, guai a parlare a Raggi della nascita di una sua corrente all’interno del M5s: «L’ho già precisato, non è assolutamente così, basta strumentalizzazioni».

 

 

D’altronde, appare quasi impossibile pensare a una diversa risposta proprio alla vigilia delle urne. Un fatto è certo, per la Raggi questa è l’occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, per usare un eufemismo, forte anche del 19 per cento uscito dalle urne grazie anche alle sue liste. Sono note a tutti, infatti, le immagini di lunedì scorso a urne chiuse che hanno immortalato la fuga di Conte dalla perdente sindaca uscente, rimasta in plateale solitudine a gestire anche mediaticamente la sua sconfitta, mentre lo stato maggiore del M5s si metteva in posa a Napoli accanto a Vincenzo De Luca per festeggiare l’elezione del sindaco contiano. E a proposito di contiani, dopo l’endorsement per l’ex ministro dell’Economia del governo giallorosso del presidente dei pentastellati, arriva quello del ministro delle Politiche agricole. «Se avessi la residente a Roma voterei Gualtieri», scandisce Stefano Patuanelli. Tutta musica per le orecchie del Pd che a stretto giro di posta, mette un altro tassello al tanto sofferto mosaico dell’alleanza che ancora stenta a vedere definitivamente la luce. A parlare un pezzo da novanta del Nazareno. «Nel mio animo ero fiducioso che un sincero democratico come Giuseppe Conte avrebbe personalmente votato a Roma per Roberto Gualtieri – afferma Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd - Lo ringrazio, perché in questo momento così difficile le sue parole hanno un grande peso e una grande autorevolezza».