liquidazione dei principi

Soldi a Giuseppe Conte solo in cambio del seggio. L'ultimo veleno sul "neo Movimento 5 Stelle"

Carlo Solimene

Soldi e poltrone. Poltrone e soldi. È stato il mantra del MoVimento 5 stelle degli inizi - nella loro prima legislatura i grillini di fatto parlarono solo di scontrini e «Casta» - ma sta diventando la nemesi del «nuovo» Movimento di Giuseppe Conte. Perché stavolta i soldi e le poltrone di cui si parla non sono quelle degli «altri». E, quindi, la faccenda si fa più delicata. Il tema, com’è noto, è quello della regola del tetto dei due mandati che i big a fine corsa vorrebbero vedere abolito - o perlomeno attenuato con deroghe generose - e i «neofiti» al primo giro vorrebbero invece confermato, per mantenere qualche speranza di essere ricandidati. Fin qui le poltrone. E fin qui la scelta di Conte di temporeggiare. In cuor suo l’ex premier una scelta l’ha già presa - con tutti i richiami alla necessità dell’esperienza sarebbe assurdo mandare a casa i parlamentari di lungo corso - ma rimandare l’annuncio serve a tener buono tutto il gruppo parlamentare. Anche perché c’è la partita del Quirinale da giocare e servono truppe compatte. Qui, però, entrano in scena i soldi. E cioè i mille euro al mese che Conte ha chiesto a ogni onorevole per sponsorizzare la nuova piattaforma web che prenderà il posto di Rousseau e le strutture di un partito non più così «leggero». Ebbene, a rispondere presente all’appello ad aprire il portafogli sarebbero stati in pochi. I più, invece, l’avrebbero messa giù così: è giusto decurtare così tanto il mio stipendio se non so neanche quale sarà il mio destino nel Movimento di Conte?

 

  

 

Malelingue, si dirà. Invece l’accusa arriva da due personaggi che i grillini li conoscono bene: Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio. Il primo ha definito «triste» il fatto che i suoi ex colleghi, con il Paese ancora in pandemia, parlino solo del tetto dei due mandati. Il secondo ha usato termini ancora più chiari: «Non vorrei - ha detto - che ci fosse una trattativa economica su alcuni principi fondativi, perché quando si mettono all’asta i principi fondativi si sta parlando di liquidazione di un’organizzazione». In pratica, stando a quel che risulta a Casaleggio, si starebbe vincolando il versamento al nuovo Movimento alla possibilità di tornare in Parlamento. Come se si «comprasse» un seggio. Una pratica in uso in quei «vecchi» partiti che i grillini tanto detestavano. Soldi per poltrone, appunto.

 

 

Certo, Casaleggio e Di Battista hanno il dente avvelenato nei confronti dei vecchi compagni di viaggio. Ma che i valori siano in qualche modo in «svendita» lo ammettono gli stessi protagonisti. Emblematiche le parole fintamente lapidarie pronunciate dal ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli: «Stop personalismi, sul doppio mandato decideranno gli iscritti». Che è cosa ben diversa dal dire «il tetto ai due mandati non si tocca», come era uso fino a qualche tempo fa. Certo, poi c’è stato il mandato zero e centinaia di altre svolte. Bisogna solo trovare il modo di spiegarlo a chi così in Parlamento non ci tornerà più. E, quindi, difficilmente vorrà svenarsi per Conte.