vecchie nuove battaglie

Quote immigrati alle elezioni e nello Stato. Il Pd torna alla carica e rispolvera la Kyenge

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. È il caso delle quote riservate agli immigrati in politica e nella Pubblica amministrazione che il Pd ha recentemente rispolverato. Insomma, dopo le quote rosa arrivano le quote immigrati, almeno nelle intenzioni di Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, che in un lungo intervento nell'ambito dell'evento "Parole che non ti aspetti" organizzato dalla rete Prossima.

 

  

Torna così in auge la proposta, in seno al partito guidato oggi da Enrico Letta - paladino dello Ius soli, altro pallino dell'ex premier messo tra le priorità del Pd nel discorso di insediamento da segretario - che fu dell'ex ministra italo-congolese Cecile Kyenge, che ha guidato il dicastero per l'Integrazione proprio nel governo Letta.

 

"È necessario che le persone immigrate partecipino attivamente alla polis, alla dimensione pubblica, alla politica. Quindi cominciamo da noi, cominciamo a fare il mondo che le agorà abbiano una forte partecipazione mescolata di italiani e di nuovi italiani. Facciamo in modo che alle prossime elezioni ci siano candidati italiani e nuovi italiani. Costruiamo degli strumenti di partecipazione attiva dei nuovi italiani perché solo attraverso questa fatica del conoscersi e riconoscersi e promuovendo la partecipazione attiva di tutti i cittadini potremmo davvero costruire la società della convivenza", ha detto la Turco, esponente del Partito democratico ed ex ministra, che lancia la proposta: "Dobbiamo aprire un dibattito sulla società della convivenza, è il futuro" di una "cittadinanza plurale".

 

In Italia ci sono "cinque milioni di persone che sono immigrate, che ci aiutano a vivere meglio, cui sono stati riconosciuti diritti come previsto dalla Costituzione: studio, minori, maternità. Però continuiamo a considerare questi concittadini solo forza-lavoro e abbiamo una modalità di stare gli uni accanto agli altri, senza fare la fatica di conoscersi e riconoscersi. Questo alla lunga porta a conflitti e non valorizza il capitale umano che abbiamo tra di noi. Bisogna attivare la pratica di superare le distanze, costruire delle alleanze con obiettivi comune".

E allora, che fare? In Italia "ci sono delle buone pratiche, però non sono entrare nel dibattito pubblico, non sono conosciute. Partiamo da queste buone pratiche per costruire la società della convivenza. Vogliamo essere un Paese in cui la politica continua ad essere di razza bianca, in cui il nostro partito è di razza bianca, in cui le istituzioni sono di razza bianca?", chiede la Turco. E qui arriva la soluzione: "Perché se ci pensiamo bene sono rarissimi i casi di consiglieri comunali nuovi cittadini. Sono temi cruciali che in passato abbiamo affrontato. Letta è stato l’unico a proporre un ministero per l’integrazione con una donna Cecilie Kyenge ministra del nostro Paese. Credo che sia cruciale che si costruisca la società della convivenza mettendo al centro il tema dell’interazione".

La mente va alle parole proferite a suo tempo dalla Turco e sostenute dalla Kyenge. “È tempo di prevedere una quota di almeno il 10% per gli immigrati negli organismi di partiti, sindacati, associazioni e imprese”.