caccia ai posti

Mai con Draghi? Il diktat grillino è un bluff, M5s pronto all'ennesima giravolta

Il post che dà la linea ai 5Stelle arriva all'inizio di una notte di dubbi e perplessità. Mentre anche big del Movimento sparano a zero sul nascituro governo di Mario Draghi, il reggente Vito Crimi usa la formula che salva le apparenze ma tradiusce la vera natura delle richieste grilline dopo la mossa di Sergio Mattarella.  

 

  

"Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi", scrive Crimi su Facebook. Una chiusura totale, no? Mica tanto. Perché se Draghi dovesse promuovere un esecutivo politico, ossia qualche ministero ai 5Stelle, il veto sarebbe presto dimenticato, come del resto i categorici aut aut disattesi dai grillini. Ricordate il "Mai col  partito di Bibbiano"? 

 

Formalmente il Movimento 5 stelle si è posizionato sul fronte del no. Sarebbe stato, raccontano fonti parlamentari pentastellate, direttamente Beppe Grillo a dettare la linea. E a ricordare come il Movimento 5 stelle è "contro i poteri forti. Contro l’establishment", per dirla alla Toninelli. Contro "l'’apostolo delle èlite", per dirla alla Di Battista.

L’obiettivo è quello di difendere il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, puntare alle elezioni con il giurista pugliese a capo di una lista agganciata a M5s. "Non diremo mai sì a Draghi", taglia corto pure un senatore. Ed è proprio a palazzo Madama che è più nutrito il fronte di chi è intenzionato alle barricate. La prospettiva è quella di non votare la fiducia al governo. Draghi se fosse incaricato premier dal Capo dello Stato e non avere il consenso del Parlamento potrebbe andare avanti fino a portare il Paese alle urne. Il tempo di preparare e presentare il ’Recovery plan’ in Europa e di portare a termine il piano dei vaccini.

 

Ma il segno dell'ennesima rivolta solo nelle parole è il silenzio di Luigi Di Maio, che non si è pronunciato, perché c’è un’ala pentastellata che sarebbe orientata a rispondere favorevolmente al Capo dello Stato. Sarà l’assemblea congiunta di oggi a decidere la linea ufficiale.