Renzi partorisce il Conte ter: si va verso un altro governo guidato dall'avvocato premier
Pd e M5S blindano Conte, ma sul futuro del governo è ancora un buco nero. E' stallo nella trattativa tra il premier e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, semmai ce ne fosse stata veramente una. Dopo il fallimento dell'operazione responsabili, filtra da fonti della maggioranza, qualche emissario di palazzo Chigi ha tentato di instaurare un dialogo con il senatore di Scandicci, tentativo andato per ora a vuoto per "mancanza di sostanza". Le richieste da Italia Viva sono chiare e quello che si attende a Firenze è "concretezza".
Conte deve mettere sul tavolo le sue carte e 'dichiarare' quale posta è disponibile a mettere in gioco, altrimenti, "le chiacchiere stanno a zero". Nessun rimpasto, ormai quello a cui si va incontro è la crisi di governo e, in base a quanto Conte sarà disponibile a trattare, si potrà discutere di un'eventuale ter. Infatti non è in agenda alcun incontro tra il presidente del Consiglio e i leader di maggioranza tanto che, secondo rumors di palazzo, sembra che l'ipotesi di un faccia a faccia sia stato predisposto ad arte dallo stesso Rocco Casalino per sondare il terreno.
La realtà, filtra dalla presidenza del Consiglio, è che Conte non si fida di una 'crisi pilotata', la stessa che lo vorrebbe dimissionario con la lista del nuovo governo in tasca da presentare a Mattarella e ritornare, in brevissimo tempo, alla guida dell'esecutivo giallo-rosso. E oggi Renzi è tornato ad attaccare: "La soluzione è che nei palazzi romani si smetta di chiacchierare e si diano più risorse alla sanità con il Mes per vaccinare le persone, per vaccinare i giovani altrimenti non si riparte. L'Europa ci dà un sacco di soldi, li vogliamo spendere bene o pensiamo che possiamo continuare con le mance? E' il tempo di passare dalle chiacchiere ai fatti". E sull'opportunità di andare incontro a una crisi in questo momento replica secco: "No, questo è il momento per dare risposte a cittadini".
Prosegue quindi lo scambio di dichiarazioni al vetriolo a cui seguono comunicati di replica altrettanto taglienti. Forse l'unica novità vera è l'uscita alla scoperto di Nicola Zingaretti, silente nelle ultime settimane, che per la prima volta alza gli scudi a difesa dell'avvocato pugliese. "L'obiettivo era ed è quello di un rafforzamento della maggioranza attorno al Presidente Conte e, come avevamo deciso insieme, il varo di un 'patto di legislatura' per dare alla maggioranza una visione definita ed unitaria del cambiamento necessario all'Italia", avverte il segretario Pd. Il suo è un ragionamento articolato che se da una parte posiziona il partito al fianco di Conte, allo stesso tempo ricorda con insistenza: "Sono mesi che il Pd chiede apertamente e lavora per un rilancio dell’azione di governo, in sintonia con tutti gli alleati".
Insomma Conte deve darsi una mossa. Dal Nazareno, inoltre, trapela una crescente insofferenza nei confronti di Renzi, che continua a parlare a nome del Pd. E su questo lo stesso leader dem rimarca: "Rimaniamo contrari a posizioni politiche che risultano incomprensibili ai cittadini e rischiano di aggravare il distacco tra società e istituzioni, e che nel nome del rilancio rischiano di destabilizzare la maggioranza di governo". Serve aprire una stagione di "rinascita e investimenti" insiste, "contribuiremo a questo sforzo e sosteniamo in tutte le sedi queste posizioni, convinti che al Paese vada evitata una crisi dagli sviluppi davvero imprevedibili". A fargli eco Vito Crimi e Alfonso Bonafede che giudicano "incomprensibile e irresponsabile" paventare o semplicemente parlare di crisi di governo in questo momento di difficoltà per l'Italia.
Pd e M5S fanno quadrato, ma Italia Viva non si smuove. "Se non arriveranno le risposte a quello che chiediamo ci dimetteremo", ribadisce il capo delegazione e ministro Teresa Bellanova, ricordando che il D-Day - quello in cui ci sarà il Cdm sul Recovery Fund - si avvicina e per ora l'unica strada che Conte può percorrere è quella che lo porterà al Quirinale.
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