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Pasquale Tridico mollato pure dai grillini. Di Maio: chiederò chiarimenti

Ormai è indifendibile anche per i grillini. Lo scandalo dell'aumento di stipendio che si è auto-attribuito il presidente dell'Inps Pasquale Tridico crea imbarazzo nel Movimento 5 Stelle. "Su questo chiederò chiarimenti nelle prossime ore", ha detto il ministro degli Esteri ed ex capo politico dei 5Stelle, Luigi Di Maio, a margine di un evento elettorale a Giugliano, in provincia di Napoli. Così rompe un silenzio imbarazzante sul capo della previdenza, già sulla graticola per i ritardi clamorosi nell'erogazione della Cig e i disservizi nelle prestazioni online. 

 

  

 Sul presidente dell’Inps Pasquale Tridico si abbatte anche l’ira di molti parlamentari 5 Stelle, che nelle chat interne arrivano a chiedere addirittura le dimissioni dell’economista. Su tutte le furie la deputata Emanuela Corda, che nelle conversazioni con i colleghi parla di vicenda "indegna", sollecitando la presentazione di una interrogazione parlamentare. Ci sono persone che si stanno suicidando perché non hanno ancora ricevuto la Cig, il Paese è in 'mutande' e c’è chi non riesce a mettere il piatto a tavola - il senso di alcuni messaggi postati nella chat dai grillini resi noti dall'Adnkronos - ma il presidente dell’Inps "si aumenta lo stipendio in piena emergenza". Per la parlamentare pentastellata Carmen Di Lauro occorre che il M5S prenda le distanze da Tridico. Il collega Gabriele Lorenzoni arriva a invocare le dimissioni del numero uno dell’Inps. Sabrina De Carlo, commissione Esteri, è sulla stessa lunghezza d’onda. Schiuma rabbia anche Teresa Manzo, deputata campana.

 

E c’è chi ricorda il caso di Marco Rizzone, il deputato 5 Stelle espulso per aver incassato il bonus Inps da 600 euro destinato alle partite Iva in difficoltà: lo abbiamo cacciato per una iniziativa infelice ma non illegale - osserva un eletto grillino - mentre Tridico si aumenta lo stipendio durante la pandemia. 

Tridico, come riportato da Repubblica, si è raddoppiato lo stipendio, addirittura con effetto retroattivo: da 69mila euro nel 2019 a 150mila nel 2020, esattamente il 50% in più di quello percepito dal suo predecessore Tito Boeri. Il tutto con l'avallo del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo di concerto con il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri, ma la mossa è stata contestata dai revisori.