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Elezioni Regionali, alla prima prova del voto Matteo Renzi teme un bagno di realtà

Pietro De Leo
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Esiste un dato politico forse un po’ nascosto tra le pieghe degli scenari complessivi sulle regionali, ossia che quello di domenica e lunedì è il primo appuntamento elettorale per Italia Viva di Matteo Renzi. E a rigor di logica rischia di vedere un “day after” di profonda autocoscienza per il progetto. Intendiamoci. Renzi qualche tratto apprezzabile ce l’ha ancora. Ha scritto un libro di proposte politiche, conserva ancora delle punte di verve, per molti aspetti è l’argine ad una deriva totalmente sudamericana della maggioranza, anche se poi finisce quasi sempre per adeguarsi. E però l’avventura di Italia Viva rischia di cozzare contro gli eccessi di tatticismo che fanno sorgere la domanda su quale sia l’identità vera di questa creatura.

La geografia pre-elettorale, infatti, non promette granché di buono. Fornire numeri dei sondaggi non è possibile, com’è noto, ma possiamo elencare una serie di rischi che potrebbero materializzarsi tra lunedì e martedì. Il primo è quello che aver scelto una candidatura autonoma in Puglia, quella di Ivan Scalfarotto, possa rivelarsi decisivo per la vittoria di Raffaele Fitto e la sconfitta di Michele Emiliano e dunque peggiorare il clima sia all’interno della coalizione di governo, sia nel blocco sociale del centrosinistra.

Il secondo rischio è che nelle Marche il suo apporto alla candidatura di Mangialardi del centrosinistra unito possa non bastare per contrastare una preventivata vittoria di largo margine di Francesco Acquaroli, centrodestra. In Toscana, Renzi, rischia il “lose-lose”. Vince la leghista Susanna Ceccardi, a traino di tutto il centrodestra: è ovvio come il cataclisma riguarderà tutta la coalizione. Vince Eugenio Giani, candidato del centrosinistra: a quel punto se Italia Viva fosse solo una ridotta fiorentina di consenso, il problema per Renzi si porrebbe comunque. Poi ci sono le altre partite già scritte, Liguria (Toti dato per vincere facile), Veneto (Zaia ancora dilagante) Campania (De Luca confermato). Nel primo caso, non volendo appoggiare assieme al Pd il candidato M5S Ferruccio Sansa, Italia Viva corre da sola. Negli altri due, al contrario, va in alleanza con il centrosinistra. Ebbene, in questo caso sarà una mera conta delle percentuali, senza badare troppo agli equilibri di coalizione. Il pericolo è quello di non essere più decisivo nel quadro politico. E se oltre alla bussola identitaria si perde il ruolo di baricentro nello scacchiere, per un soggetto politico sono davvero dolori.

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